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Regione
del Veneto
Giunta Regionale
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I°
Convegno Regionale sull'Educazione degli Adulti
"Il sapere sociale. Forme di educazione degli adulti nella società della conoscenza"
Formazione e riqualificazione professionale per
adulti
Sergio Rosato
Direttore di Veneto Lavoro
L’intervento, prendendo le mosse dal documento di proposta elaborato dalla
Direzione Regionale Istruzione (Documento per la consultazione), si propone di
approfondire la tematica dell’”educazione degli adulti” nel suo impatto con le
problematiche del mercato del lavoro veneto.
Un mercato del lavoro di piena occupazione, che presenta soprattutto problemi di
carenza di lavoratori, ma che nelle tendenze generali apre scenari del tutto
nuovi, manifestando problematiche di estrema complessità.
Nel Veneto la piena occupazione ha risvolti alquanto originali:
1. L’incremento dell’offerta (lavoratori) deriva dalla crescita dei tassi di
partecipazione e dall’immigrazione più che dalle dinamiche demografiche. Gli
stranieri sono ormai il 3% degli occupati. Le classi giovanili di offerta
nell’ultimo decennio si contraggono sempre più (effetto del “baby sboom”).
2. I giovani, oltre ad essere pochi, rinviano l’ingresso nel mercato del lavoro,
gli adulti sono presenti in maniera massiccia, gli anziani continuano a
ritirarsi precocemente.
3. Il tasso di disoccupazione declina progressivamente (3,5% in media – 5,4% per
le donne, 2,1% per i maschi) e l’offerta di lavoro diventa sempre più elastica.
4. L’occupazione cresce sotto il segno della terziarizzazione, della
flessibilità e della minore intensità (più part-time). E’ un’occupazione sempre
più straniera.
5. Il tasso di occupazione veneto è assai prossimo a quello medio europeo, ma
ancora lontano dall’obiettivo di eccellenza. Il divario maggiore è nella fascia
55/64 anni dove il Veneto è sotto di 12 punti.
In questo contesto il recupero di efficienza, vale a dire l’utilizzo migliore di
risorse umane non utilizzate dovrà coinvolgere quelle che tradizionalmente sono
considerate le “non forze di lavoro”. Ma se queste “componenti” (casalinghe,
anziani, ecc) vengono attratte nel mercato economico sarà inevitabile
assistere ad una grande trasformazione del mercato (informale) dei servizi,
delle politiche del Welfare, in una sconvolgendo la società veneta dalle sue
fondamenta.
1. Perché la formazione degli adulti
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L’evoluzione del mercato del lavoro verso forme post-fordiste determina una
profonda trasformazione delle “professioni” e dei “mestieri” . Essi perdono
valore sotto il profilo del saper fare (abilità, resistenza, ecc.) e ne
acquistano sotto il profilo del saper essere (organizzare, mantenere). Le
nuove professioni incorporano più conoscenza (informazioni) e sviluppano altri
saperi a discapito dei vecchi (nuove competenze di base).
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Il lavoratore post-fordista è sempre meno “fabbricatore” e sempre più
“manutentore”.
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Nella scala dei valori i mestieri e le professioni tradizionali si collocano
sempre più in basso e corrono maggiori pericoli di essere emarginati e
sostituiti..
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Gli adulti, che costituiscono lo zoccolo portante del nostro mercato del
lavoro, sono per lo più portatori di competenze obsolete.
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La politica della formazione permanente degli adulti diventa pertanto
strategica nel mercato del lavoro veneto.
2. La competitività del sistema Veneto
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Lo sviluppo del Veneto è trainato da una forte presenza di industria
manifatturiera composta in larga parte da piccole e medie imprese, , da un
terziario prevalentemente basato sui servizi alla persona, da un’agricoltura
moderna ma con grossi problemi di ricambio generazionale.
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Per competere nell’economia globalizzata il sistema deve accettare la sfida
dell’innovazione, introducendo più tecnologia e più qualità nelle proprie
produzioni.
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Ciò comporterà processi di ristrutturazione (in parte già in atto), con la
distruzione di molti vecchi posti di lavoro e la creazione di nuovi. Si
dovranno attuare processi di mobilità da un lavoro ad un altro, con alta
esigenza di riqualificazione dei lavoratori.
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La manutenzione continua della risorsa umana (in prevalenza composta da
adulti) diventa centrale nelle politiche del lavoro.
3. La bomba demografica
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L’invecchiamento della popolazione costituisce un fenomeno da lungo tempo in
atto ma ancora lungi dell’esaurirsi. L’età media della popolazione veneta è
di circa 42 anni ed è destinata ad aumentare sensibilmente (44 entro il 2010,
49 entro il 2050. Senza l’apporto degli immigrati l’età media dei veneti
sarebbe nel 2050 di 53 anni per i maschi e 56 anni per le femmine.
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Sia l’indice di struttura della forza lavoro che quello di ricambio indicano
che nel prossimo futuro i lavoratori giovani (15-39) non saranno sufficienti a
sostituire i lavoratori adulti (40-64). Infatti questo rapporto che ora è
pari al 108% nel 2050 si abbatterà intorno al 70% . Così pure rispetto al
ricambio siamo già ad un indice molto basso (77%) che seppur con grandi
oscillazioni tenderà ancora a ridursi .
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In tale scenario non vi sono alternative ad una politica di “prolungamento
della vita attiva”, che ha tra i suoi architravi la formazione permanente,
oltre che le politiche pensionistiche.
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Non sarà sufficiente infatti incentivare la permanenza al lavoro di tali fasce
di età, ma sarà indispensabile operare sulla qualità e sulla professionalità.
4. Le politiche della Regione Veneto per la formazione e la riqualificazione
degli adulti
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Lo stato attuale: la formazione continua degli occupati, la formazione per il
reinserimento lavorativo dei lavoratori in mobilità, la formazione come misura
preventiva della disoccupazione di lunga durata
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La riforma della legge regionale in materia di istruzione e formazione
professionale, di orientamento e di politiche del lavoro: principio della
formazione lungo tutto l’arco della vita; integrazione tra l’offerta del
sistema scolastico e quello dell’istruzione e formazione professionale, della
formazione continua.
5. Potenzialità e criticità
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Forte consapevolezza politica, adeguata elaborazione teorica, sufficienti
risorse
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Grande difficoltà delle strutture scolastiche di formazione professionale di
riconvertire la loro offerta formativa (rigidità dei sistemi)
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Insufficiente innovazione nel campo delle tecniche di insegnamento ed
apprendimento e nella sua valutazione.
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