Regione del Veneto  
Giunta Regionale


I° Convegno Regionale sull'Educazione degli Adulti 
"Il sapere sociale. Forme di
educazione degli adulti nella società della conoscenza"
 

EdA in ambito formale scolastico

 

Sergio Govi
Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca


La gente come risorsa fondamentale
Se fai piani per un anno, semina grano
Se fai piani per un decennio, pianta alberi
Se fai piani per la vita, forma ed educa le persone” (proverbio cinese 645 a.C.)

Con questo felice esordio si apre la comunicazione della Commissione delle Comunità europee “Realizzare uno spazio europeo dell’apprendimento permanente” del dopo Memorandum 2000 sull’istruzione e la formazione permanente.

La saggezza popolare, attraverso i secoli, conferma come il più grande investimento per lo sviluppo di un Paese non risieda tanto e solo sugli investimenti materiali e sull’uso dei beni, quanto e soprattutto sulla formazione delle persone.

Formare ed educare le persone è il più grande investimento che vale per una vita.
Un investimento che si apre al futuro, che supera il contingente, che vuole dare e dà certezza.

Da notare come il proverbio non parli di educare e formare i bambini, ma di formare ed educare le persone. C’è insita in quell’affermazione una idea di continuità, di processo formativo in sviluppo, di permanenza della formazione.

La Commissione delle Comunità Europee, nel dar conto, nella sua comunicazione del novembre 2001, degli esiti e degli sviluppi del Memorandum 2000 nei Paesi aderenti, ha scelto non casualmente quel proverbio, perché proprio uno dei principali messaggi-chiave lanciati dal Memorandum stesso è quello di investire sulla gente “assicurare una crescita visibile dell’investimento nelle risorse umane per rendere prioritaria la più importante risorsa dell’Europa – la sua gente”.

Il Consiglio europeo di Lisbona nel marzo del 2000 aveva impegnato gli Stati membri ad incrementare l’investimento annuale pro capite nelle risorse umane, perché aveva giudicato l’investimento attuale insufficiente per ricostituire le riserve di competenze.

L’istruzione e la formazione permanente – afferma il Consiglio - non rappresentano più semplicemente un aspetto della formazione generale e professionale, ma devono diventare il principio informatore dell’offerta e della domanda in qualsivoglia contesto dell’apprendimento. Il prossimo decennio dovrà essere testimone della realizzazione di una tale concezione.


Occupabilità e cittadinanza attiva
La Commissione delle Comunità europee, sulla base di quelle indicazioni venute dal Consiglio di Lisbona, nell’elaborare il Memorandum per l’istruzione permanente degli adulti ha sottolineato l’importanza della formazione e dell’istruzione lungo tutto l’arco della vita, evidenziando come tutte le azioni da realizzare concorrano al conseguimento di una cittadinanza attiva, come partecipazione dei cittadini a tutte le sfere della vita sociale ed economica, ed alla promozione dell’occupabilità, intesa come capacità di conseguire nuove competenze ed abilità per trovare e conservare il posto di lavoro.  

Possiamo definire più puntualmente questi obiettivi in questo modo:
– la promozione di una cittadinanza attiva (capacità di ogni individuo di gestire e costruire il proprio destino, di creare e usare le conoscenze in maniera efficace ed intelligente, di prendere parte e contribuire alla vita sociale ed economica, di sentire il senso di appartenenza alla società in cui vive e di avervi voce in capitolo, attraverso l’esercizio consapevole della scelta)
– la promozione della occupabilità (condizione di possibilità, da parte del soggetto, per un esercizio attivo della “cittadinanza” nel mondo del lavoro,  attraverso l’innalzamento del proprio livello professionale e l’acquisizione costante di competenze e abilità adeguate ai fabbisogni formativi e professionali  non disgiunti dalla consapevolezza della necessità di “stare sul mercato”, inteso come capacità di trovare e conservare il posto di lavoro).

Sia l’occupabilità che la cittadinanza attiva richiedono conoscenze e competenze aggiornate ed appropriate che consentano di prendere parte e contribuire alla vita economica e sociale.

Nel Memorandum prima e nella Comunicazione del novembre 2001 poi, la Commissione ha meglio precisato il rapporto tra l’obiettivo dell’occupabilità e quello della cittadinanza attiva.

Se, infatti, l’occupabilità per diverso tempo è stata la preoccupazione prevalente di una logica fortemente economicistica che puntava soprattutto ad obiettivi funzionali allo sviluppo economico e all’ampliamento della produzione e del lavoro, gradualmente ha assunto nuovo valore e più convinzione il parallelo obiettivo di sostenere per tutti i cittadini dell’Unione il raggiungimento e il pieno esercizio della cittadinanza attiva.

L’uno e l’altro obiettivo, quello della occupabilità e quell’altro della cittadinanza attiva, costituiscono pertanto – ed è questa l’affermazione forte delle comunicazioni della Commissione – le basi per sostenere lo sviluppo economico e sociale dei Paesi dell’UE.

Conoscenze e competenze per tutti sono quindi le condizioni di uguaglianza e partecipazione dei cittadini allo sviluppo. La condizione di partecipazione e di parità della gente è il presupposto esenziale per lo sviluppo e ne è al tempo stesso la finalità di fondo.

Ben si comprende, quindi, come Lisbona abbia riconosciuto l’apprendimento permanente come elemento chiave strategico per il successo nella società della conoscenza. 

Premessa essenziale per il conseguimento degli obiettivi della cittadinanza e della occupabilità è la continuità dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita realizzato:
- apprendimento formale (negli istituti di istruzione e di formazione professionale con saperi e abilità legalmente certificati)
- apprendimento non formale (nelle sedi di lavoro, di associazioni, di organizzazioni e del privato sociale con esiti formativi potenzialmente certificabili)
- apprendimento informale (corollario naturale della vita quotidiana, non intenzionale, di arricchimento delle conoscenze e competenze individuali formali e non formali)  

La conseguenza di questa affermazione è quindi l’impegno per tutti gli Stati membri dell’Unione europea di favorire la formazione permanente per tutti, identificando strategie coerenti e misure pratiche.


L’impegno dell’Italia
L’Italia ha condiviso quelle affermazioni e quell’impegno. Ma è giusto chiedersi, proprio in un momento in cui il nostro Paese si trova impegnato a ridefinire l’intero sistema di istruzione e di formazione, se a tale vincolo assunto solennemente in sede internazionale stiano seguendo coerentemente progetti e azioni che lo rendano credibile e praticabile.

In questi giorni il Senato ha approvato il disegno di legge di riforma dei cicli. Dal testo appena licenziato è possibile verificare come anche questo Governo, come quello precedente, intenda dare riconoscimento all’educazione permanente e al sostegno per l’apprendimento per tutto l’arco della vita.

A dire il vero, nella fase di preparazione del disegno di legge governativo per la riforma del sistema e ancora durante la fase degli Stati Generali di dicembre, vi era stata l’impressione di una scarsa considerazione del problema.

Dal testo del disegno di legge, i dubbi più rilevanti risultano fugati, perché in esso si afferma, come già era previsto dalla legge 30/2000, che “La Repubblica promuove l’apprendimento in tutto l’arco della vita e assicura a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all'inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea.”

In quell’affermazione di “assicura pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali” c’è tutto l’impegno di qualificare il sistema formale di istruzione e formazione come primo presupposto dell’educazione permanente.

In effetti c’è a volte un modo semplificato di considerare l’educazione permanente come l’intervento di istruzione per gli adulti, e viceversa, mentre essa ha invece il significato più pregnante di lifelong learning che, tradotto letteralmente, ci fa capire come il senso vero di questa affermazione sta in quel “per tutto l’arco della vita”. 
Il presupposto quindi dell’educazione permanente è prima di tutto un adeguato sistema formale di istruzione, capace di porre il più possibile in condizioni di uguaglianza i cittadini, sviluppando, come afferma il testo della proposta “capacità e competenze generali e specifiche, attitudini e scelte personali per inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro, avendo riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea”.

L’istruzione e l’educazione degli adulti è il corollario, indispensabile, dell’educazione permanente, la sua continuazione dinamica, l’attualizzazione costante.

Non si può negare, tuttavia, che l’attesa di riforme stia logorando disponibilità e professionalità. Vi è nel Paese, come ha detto in questi giorni, il Rapporto Censis 2002 sullo stato sociale, una specie di “stagnazione”, di immobilità, come se il Paese, soprattutto a livello istituzionale, avesse perso la carica o, peggio, non trovasse più la direzione verso l’innovazione e lo sviluppo.

Anche nel campo dell’educazione permanente, che il Censis considera comunque come scelta fondamentale per lo sviluppo, esprimendo apprezzamento anche per l’opera dei CTP, la stagnazione si fa sentire.

Dopo l’accordo della Conferenza unificata del 2 marzo 2000, che ha delineato gli elementi portanti del sistema, tutto procede lentamente, senza impulso. 

Si sente oggi, come non mai, l’esigenza di dare a quel documento di intenti la forza cogente della norma che vincola e impegna tutti, che dà certezze e obiettivi. La norma quadro per l’attuazione del sistema di educazione permanente è un’esigenza, che la legge di riforma può realizzare già nei prossimi mesi attraverso apposito decreto delegato.

 

 

Vantaggi e rischi della società della conoscenza
Se la transizione verso la società della conoscenza, sostenuta da apprendimenti permanenti,  comporta indubbi vantaggi quali, appunto, l’opportunità occupazionale e la cittadinanza attiva, per contro, proprio la natura stessa di questo tipo di società determina più accentuati rischi di maggiore disuguaglianza e finanche di esclusione sociale in forza della carenza di informazione attualizzata e di carenze conoscitiva.

In un rapporto diverso con l’istruzione e la formazione gli obiettivi dell’apprendimento non sono solamente quelli di cittadinanza attiva e di occupabilità, ma anche quelli di autorealizzazione e di inclusione sociale. 

La Commissione delle Comunità europee nel rilevare i rischi legati alla società della conoscenza con effetti di aumento delle disuguaglianze (interventi precoci per uguali opportunità formative) e con aumento dell’esclusione sociale, ha reso noto come i risultati complessivi conseguiti dai sistemi formali di istruzione e formazione sono prevalentemente alla base dell’insuccesso sociale. 

In particolare ha rilevato che i cittadini UE in età lavorativa tra i 25 e i 64 anni di età siano in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore o di laurea “solamente” nella misura del  60,3%, e come ci siano le ragioni e le condizioni per fare di più con diretto impegno dei Paesi membri. 

Va precisato che in Italia nella stessa fascia di età della popolazione adulta risultano in possesso di diploma o di laurea il 35,7%. Se la fascia di età si restringe ai cittadini sotto i 40 anni di età (25-39 anni) si constata che ha conseguito quei titoli di studio il 46,2% dei cittadini.

Se quel dato viene letto in negativo, risulta che il 53,8% dei medio giovani, sotto i 40 anni, possiede solamente il titolo di licenza media o, in minima parte, un diploma di qualifica professionale intermedio, con l’evidente conseguenza che nel nostro Paese è diffusa la presenza di giovani a bassa scolarizzazione, esposti a rischio di emarginazione. 

Occorre quindi investire sia nel sistema formale, innalzando i livelli di scolarizzazione e creando le misure necessarie di accompagnamento. 

E torna qui, ancora una volta, l’obiettivo proclamato dall’Unione europea di investire sulle persone.

Nel Rapporto Censis 2001 ci si soffermava, in un apposito capitolo, sull’opportunità e sulla convenienza di investire sulle persone, affermando come un recente studio dell’OCSE abbia rilevato come l’incremento di un anno nel livello medio di istruzione della popolazione in età lavorativa produca nel periodo medio-lungo un aumento del prodotto pro-capite compreso tra il 3,8% e il 6,8%.

Parallelamente, ricordava il rapporto, se si aumenta di un punto percentuale il tasso di investimento in capitale fisico da parte del settore produttivo, si ottiene  un aumento del prodotto pro-capite (sempre riferito alla popolazione in età lavorativa) compreso tra l’1,3% e l’1,5%.

Le potenzialità di crescita di un sistema economico e sociale, dunque, poggiano sull’accumulazione di capitale umano, cioè sulla disponibilità di persone che lavorano con livelli alti di formazione e di istruzione.

Tuttavia, notava il Rapporto Censis bandendo ogni enfasi sui risultati della ricerca OCSE, “anche le risorse umane sono esposte al rischio di veder ridotta nel tempo la qualità del proprio contributo, se non si interviene attraverso un continuo processo di formazione”.

Da qui la necessità di politiche formative attente ad attivare percorsi ricorrenti di aggiornamento dedicati alle persone, in vista di continue trasformazioni nel modo di produrre e di creare valore. 

L’Italia in questi anni ha investito in riforme che tendono ad elevare il livello medio di scolarizzazione della popolazione. Ciò, nel tempo medio-lungo, potrà diventare fattore di crescita, a patto che, parallelamente vi sia una diffusa azione di manutenzione dei livelli di conoscenza. 

Tutti i Paesi europei, con diversa intensità, hanno in atto azioni più o meno organiche di sostegno all’apprendimento permanente per gli adulti. 

La Commissione europea lamenta tuttavia il basso livello di partecipazione ai servizi per gli adulti che, evidentemente hanno bisogno di essere ulteriormente potenziati soprattutto sul versante della qualità dell’offerta. 

Vi è infatti una bassa partecipazione all’istruzione e formazione permanente dei cittadini europei che, nella fascia di età tra i 25 e i 64 anni (popolazione attiva) si avvalgono delle offerte organizzate da strutture pubbliche e private nella quantità di circa l’8% dell’intera popolazione considerata. 

In Italia il dato è ben più allarmante (raggiunge a fatica l’1%) a riprova di quanto potenziale e di quanto bisogno sussistano attualmente. Negli ultimi tempi tuttavia vi è stata inversione di tendenza e sia le strutture pubbliche sia quelle del volontariato e del privato sociale, hanno dato un apporto significativo di offerte che ha determinato

Trend demografico e formazione degli adulti
N
ell’attuale situazione della popolazione italiana due elementi meritano particolare attenzione, in quanto costituiscono fattori incidenti di variazione nelle dinamiche di sviluppo demografico:
-        il progressivo invecchiamento della popolazione
-        l’incremento migratorio di stranieri.

Nel decennio 2000-2010, dalle previsioni dell’ISTAT, si evince che i due fenomeni avranno una dinamica costante di sviluppo che dovrebbe determinare attendibilmente un aumento dell’indice di vecchiaia del 18% circa (da 125 a 146) e un incremento della popolazione straniera pari quasi al suo raddoppio (dal 2,2% al 4,1%).

Nel decennio considerato la compensazione tra saldo naturale e saldo migratorio è di segno positivo e dovrebbe determinare un aumento costante che nel 2010 dovrebbe attestarsi intorno alle 800 unità. 

Tuttavia il processo costante di invecchiamento della popolazione - le persone di età superiore ai 75 anni passeranno da 4,5 milioni a 5,9 milioni - comporta per contro una diminuzione della popolazione in età lavorativa dell’ordine finale di circa 800 mila unità.

Fenomeno questo che riguarda tutte le regioni, ma è più accentuato in quelle dell’area centro-settentrionale, con l’eccezione della Campania in cui prosegue l’incremento della popolazione potenzialmente attiva.

In conseguenza di questo fenomeno di diminuzione della forza lavoro le attuali politiche di sviluppo del Paese si stanno orientando verso l’innalzamento dell’età lavorativa, prospettando nel decennio una compensazione sulla previsione di decremento della popolazione attiva.

Per quanto riguarda la popolazione straniera, oltre al dato quantitativo rilevato circa la previsione di un suo raddoppio per il prossimo decennio, vi sono almeno due aspetti qualitativi da considerare:
-       
la varietà delle etnie già presenti attualmente sul territorio (almeno 180 sono quelle rilevate sugli alunni frequentanti le scuole di ogni ordine e grado)  -        la difforme distribuzione sul territorio nazionale (ridotta o minima presenza nel sud e nelle isole; rilevante presenza nelle aree settentrionali e centrali) 

I due fenomeni considerati hanno evidenti conseguenze anche per quanto attiene agli interventi formativi nei riguardi della popolazione adulta. 

Per quanto riguarda i due fenomeni dell’aumento di popolazione anziana e dell’innalzamento dell’età lavorativa si renderà necessario riorientare gli interventi di offerta formativa per gli adulti, ponendo attenzione, accanto alla ordinaria attività, in particolare a:
-       
valorizzazione delle esperienze personali e professionali pregresse degli anziani in funzione di un possibile impegno nell’area del sociale
-       
ampliamento e arricchimento delle conoscenze di base degli adulti di età medio alta, per sostenere e favorire l’acquisizione di nuove competenze professionali, anche in funzione di possibili riconversioni dell’attività lavorativa. 

Nei riguardi della popolazione straniera adulta è necessario prevedere interventi sistematici, continui e generalizzati di offerta formativa volta
-       
all’insegnamento della lingua italiana come lingua seconda
-       
all’alfabetizzazione funzionale
-        all’integrazione sociale e culturale

Nei confronti delle due fasce di popolazione precedentemente considerate è opportuno rafforzare non solo l’offerta, ma anche la domanda di formazione attraverso percorsi flessibili, in una logica di sussidiarietà che pone al centro delle azioni la persona, la sua domanda e i suoi bisogni formativi.


Creare una cultura dell’apprendimento
Le singole azioni, i progetti, le buone prassi nel campo dell’istruzione degli adulti hanno valore se utilmente collocate in un contesto favorevole che va costruito con il concorso di vari soggetti per determinare una cultura dell’apprendimento.

Potremmo individuare un codice condiviso  dei comportamenti e delle azioni che possono concorrere a determinare questa cultura trasversale dell’apprendimento.

Ci limitiamo in questa sede ad elencare interventi e atteggiamenti idonei allo scopo, facendo tesoro, ancora una volta, delle indicazioni che ci vengono dalla Commissione europea:
- L’apprendimento dev’essere reso più attraente in termini di cittadinanza attiva, autorealizzazione e/o di capacità d’inserimento professionale.
- L’apprendimento deve essere valorizzato e ricompensato, in particolare l’apprendimento non formale e informale in tutti i settori, onde riconoscerne il valore intrinseco.
- Promuovere una percezione più positiva dell’apprendimento e sensibilizzare i cittadini ai diritti e ai vantaggi offerti dall’apprendimento – ad esempio tramite campagne sui media - sin dalla più tenera età; nel contesto dell’istruzione prescolastica, nelle scuole e nell’istruzione superiore, nelle organizzazioni della gioventù e tra il pubblico adulto.
-
Fare un uso adeguato di finanziamenti mirati, attività di promozione e altri metodi, quali attività di comunicazione nei confronti dei discenti (potenziali);
- Promuovere il ruolo dei fornitori di servizi d’informazione e di orientamento che collaborano direttamente con le associazioni di volontariato e i raggruppamenti locali onde sensibilizzare i cittadini ai vantaggi personali, sociali ed economici dell’apprendimento e incoraggiare la diversificazione degli studi e le scelte non tradizionali in materia di carriera o di apprendimento.
-
Le imprese dovrebbero essere incoraggiate a diventare organizzazioni che apprendono, dove tutti apprendono e si sviluppano nel contesto del lavoro a vantaggio proprio, degli altri e dell’organizzazione nel suo insieme; tali sforzi devono essere pubblicizzati e riconosciuti
- I prestatori di servizi pubblici, le associazioni di volontariato e locali, i datori di lavoro e le organizzazioni sindacali devono essere incoraggiati a sviluppare e/o promuovere offerte d’apprendimento adattate ai bisogni dei gruppi di cui si occupano (ad esempio i disabili).
 

Aspirare all’eccellenza
La qualità non è soltanto un obbligo, ma anche un fattore di motivazione delle persone, dei datori di lavoro e di altri attori ad investire nell’apprendimento. Tali meccanismi dovrebbero comprendere:
-
Obiettivi ambiziosi, in particolare in termini di partecipazione, di livello delle risorse, di mantenimento del personale e di risultati dell’apprendimento. I progressi compiuti nella realizzazione di tali obiettivi dovrebbero essere monitorati sulla base di indicatori predefiniti. I dati dovrebbero essere disaggregati per sesso e in base ad altri fattori socioeconomici. Strumenti efficaci che consentano di garantire la qualità dell’apprendimento formale e non formale (ad esempio norme e linee guida internazionali e nazionali, sistemi d’ispezione, premi per il rispetto delle norme di qualità o strumenti finanziari);
-
Esercizi di valutazione delle strategie stesse alla luce dei criteri di completezza e di coerenza, nonché rispetto agli obiettivi nazionali/comuni e agli indicatori concordati;
- Una valutazione/revisione regolare delle strategie per far sì che esse rimangano pertinenti, efficaci e complementari alle strategie adottate ad altri livelli.
 

Principi e criteri dell’apprendimento permanente
Se pur in forma schematica, è opportuno richiamare i principi e i criteri di massima che possono ispirare questo modo nuovo di intendere l’apprendimento permanente: 

Centralità dell’adulto: la logica pedagogica del principio di sussidiarietà reclama una piccola rivoluzione copernicana che vuole al centro dell’azione l’adulto con i suoi interessi e le sue domande di formazione, implicite od esplicite. Il servizio deve “piegarsi” a quelle esigenze; l’offerta deve essere costruita sulla base della domanda. La scuola rischia una lettura autoreferenziale se non integra la rilevazione dei bisogni formativi degli adulti con l’apporto di altri soggetti territoriali. L’ordinanza 455/97, a proposito dei Centri territoriali permanenti, parla dei CTP come sede di “lettura dei bisogni formativi”.  

Pari opportunità: nell’ampio concetto di pari opportunità, riferito agli adulti di diversa condizione sociale e culturale, si evidenzia tutto il valore compensativo dell’educazione permanente come occasione di uguaglianza di opportunità formativa.

Per una piena realizzazione delle pari opportunità occorre porre attenzione alle fasce deboli e alle persone a rischio di emarginazione:
-         persone a basso reddito
-         disabili
-         minoranze etniche e gli immigrati
-         giovani che lasciano prematuramente la scuola
-         genitori di famiglie monoparentali
-         disoccupati
-         genitori che rientrano nel mercato del lavoro
-         lavoratori con un basso livello di istruzione e formazione
-         persone al di fuori del mercato del lavoro
-         anziani (compresi i lavoratori anziani)
-         ex detenuti 

Qualità e pertinenza dell’offerta formativa: la centralità dell’adulto e l’esigenza di fornire risposte agli effettivi bisogni formativi dell’adulto, comporta risposte adeguate e appropriate. Potremmo dire che, per un’offerta formativa di qualità e pertinente occorre conoscere i bisogni formativi dell’adulto reale o potenziale, delle comunità e del mercato del lavoro. 

Integrazione contesti di apprendimento: uno dei presupposti di un apprendimento vicino ai bisogni dell’adulto è quello dell’accesso costante e vicino in una logica di effettiva sussidiarietà, unitamente all’opportunità di un apprendimento di qualità. 

Modifica dei sistemi tradizionali formali: i sistemi attuali formali di istruzione e di formazione vanno resi più aperti e flessibili, i percorsi di apprendimento vanno resi il più possibile individuali secondo le linee di un contratto formativo personale.

Il cambiamento dei sistemi tradizionali si colloca ovviamente nella logica di una diversa attenzione ai bisogni e agli interessi dell’adulto, secondo pari opportunità per tutto l’arco della vita

Partenariato
L’accordo del 2 marzo 2000 sottoscritto dalla Conferenza unificata parla di sistema integrato, un concetto che la Commissione delle Comunità europee ridefinisce in modo equivalente nel partenariato, come cooperazione degli attori  interni ed esterni ai sistemi formali per strategie efficaci sul terreno.

I partenariati a livello locale sono essenziali per il buon funzionamento delle strategie ‘sul terreno’ e si possono identificare come integrazione di interventi di questi soggetti: autorità locali, scuole, università, fornitori di opportunità d’apprendimento servizi di informazione e di orientamento, centri di ricerca, imprese, associazioni di volontariato, soggetti che si occupano di pari opportunità


Prospettive
Alla luce di quanto sinora esposto si possono indicare i seguenti interventi come necessari per lo sviluppo ed il potenziamento dell’educazione degli adulti (EDA):
-
 Definire a livello legislativo la costruzione del sistema EDA
L’attuale normativa primaria risulta frammentaria e non sempre coerentemente collegata alle linee indicate nell’Accordo del 2 marzo. Si tratta in sostanza di sancire attraverso l’emanazione di norme primarie la presenza nel nostro Paese di un sistema integrato di Educazione Degli Adulti (EDA) sulla base dei principi relativi all’apprendimento lungo l’arco della vita (lifelong learning) di una persona. Si allega la bozza di articolato già definito d’intesa con le Regioni, gli Enti Locali sin dalla scorsa legislatura.
-        Individuare risorse certe e stabili nel tempo
La crescita del sistema è collegata ad una programmazione finanziaria pluriennale, attraverso la quale prevedere un incremento costante della partecipazione della popolazione adulta ad attività formativa. Le attuali fonti finanziarie sono estremamente ridotte nella misura e sono caratterizzate da elementi di precarietà. Nella Legge Finanziaria andrebbero inserite delle norme che consentano il trasferimento diretto delle risorse alla Regioni e, soprattutto agli Enti Locali, sulla base di piani di intervento in grado di favorire anche il riequilibrio territoriale e la gestione integrata delle risorse.
-
Avviare azioni mirate a favorire:
 la individuazione dei criteri che possono essere utilizzati dalle Regioni per la definizione di ambiti territoriali funzionali nei quali istituire i Centri Territoriali attraverso accordi di rete;
la graduale costituzione dei Comitati Locali in tutte le Regioni; a tal fine, vanno sviluppate attività territoriali di informazione e di sostegno ai Comuni da progettare e realizzare d’intesa con le Regioni, e le articolazioni regionali e nazionali dell’ANCI e l’UPI;
la progettazione e la realizzazione di progetti pilota per l’integrazione dei sistemi formativi aventi come obiettivo la produzione di una modellistica di elevata qualità, con alto grado di trasferibilità nel territorio nazionale;
lo sviluppo di programmi a favore di specifiche categorie di utenti (extracomunitari, disabili, persone sottoposte a misure restrittive nella libertà individuale, anziani);
 il pieno inserimento delle attività formative non formali del cosiddetto Terzo Settore nel quadro del sistema EDA, anche attraverso la stipula di intese;
 il collegamento con la formazione continua secondo i principi indicati nel Libro Bianco sul Mercato di lavoro in Italia (cfr, Libro Bianco sul mercato di lavoro in Italia,  § II. 1.5 (Formazione e lavoro), Ministero del lavoro e delle Politiche sociali, ottobre 2001, laddove si afferma “ Non vi è dubbio che i contenuti della formazione professionale devono rispondere alle esigenze del mondo produttivo ed alla necessità di produrre quelle competenze che le imprese maggiormente richiedono, senza perdere di vista i valori formativi di carattere generale, le competenze di base che, nella società dell’informazione, ogni lavoratore deve possedere e quelle conoscenze che possono anticipare crescita e sviluppo”.
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Predisporre un quadro concettuale ed operativo per l’individuazione di standard nazionali relativi alle competenze di base indicate nelle conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona e richiamate nel Memorandum.
Delineare l’assetto ordinamentale dell’EDA nel sistema di istruzione sulla base delle linee della riforma del sistema istruzione e formazione in discussione.L’art.8 lettera h) del D.P:R. 275/1999 prevede che siano definiti i criteri generali per l’organizzazione dei percorsi formativi finalizzati all’Educazione permanente degli adulti da attuare nel sistema integrato di istruzione formazione lavoro  sentita la Conferenza unificata
Definire l’assetto organizzativo dell’EDA nel sistema di istruzione attraverso i seguenti interventi:
 consolidamento della natura giuridica delle funzioni dei Centri Territoriali, prevedendone un preciso riferimento in norme primarie;
 definizione degli assetti organizzativi prevedendo la costituzione in ogni centro di un nucleo di base di docenti con competenze organizzative, relazionali e metodologico-didattiche nel campo dell’Educazione degli adulti;
estensione della costituzione di CTP presso istituti d’istruzione secondaria superiore;
costituzione di apposito e autonomo organico regionale EDA, mediante il consolidamento degli attuali posti per gli adulti attivati sui CTP;
 largo impiego di risorse professionali esterne mediante contratti d’opera e prestazioni aggiuntive di docenti.
- Individuazione del profilo professionale degli operatori EDA (docenti, operatori della formazione professionale e del privato sociale, figure di sostegno quali orientatori, tutor ecc.) d’intesa anche con le organizzazioni sindacali della scuola.
A tal fine  potrebbe essere avviata la sperimentazione di un corso master di specializzazione da realizzare d’intesa con le Università e le Regioni

Infine una particolare rilevanza assume la materia  della certificazione delle competenze e del riconoscimento delle esperienze informali e non formali.

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