EdA in ambito formale
scolastico Sergio Govi
Con questo felice esordio si apre la comunicazione della Commissione delle Comunità europee “Realizzare uno spazio europeo dell’apprendimento permanente” del dopo Memorandum 2000 sull’istruzione e la formazione permanente. La saggezza popolare, attraverso i secoli, conferma come il più grande investimento per lo sviluppo di un Paese non risieda tanto e solo sugli investimenti materiali e sull’uso dei beni, quanto e soprattutto sulla formazione delle persone. Formare ed educare le persone è il più grande investimento
che vale per una vita. Da notare come il proverbio non parli di educare e formare i bambini, ma di formare ed educare le persone. C’è insita in quell’affermazione una idea di continuità, di processo formativo in sviluppo, di permanenza della formazione. La Commissione delle Comunità Europee, nel dar conto, nella sua comunicazione del novembre 2001, degli esiti e degli sviluppi del Memorandum 2000 nei Paesi aderenti, ha scelto non casualmente quel proverbio, perché proprio uno dei principali messaggi-chiave lanciati dal Memorandum stesso è quello di investire sulla gente “assicurare una crescita visibile dell’investimento nelle risorse umane per rendere prioritaria la più importante risorsa dell’Europa – la sua gente”. Il Consiglio europeo di Lisbona nel marzo del 2000 aveva impegnato gli Stati membri ad incrementare l’investimento annuale pro capite nelle risorse umane, perché aveva giudicato l’investimento attuale insufficiente per ricostituire le riserve di competenze. L’istruzione e la formazione permanente – afferma il Consiglio - non rappresentano più semplicemente un aspetto della formazione generale e professionale, ma devono diventare il principio informatore dell’offerta e della domanda in qualsivoglia contesto dell’apprendimento. Il prossimo decennio dovrà essere testimone della realizzazione di una tale concezione.
Possiamo
definire più puntualmente questi obiettivi in questo modo: Sia l’occupabilità che la cittadinanza attiva richiedono conoscenze e competenze aggiornate ed appropriate che consentano di prendere parte e contribuire alla vita economica e sociale. Nel Memorandum prima e nella Comunicazione del novembre 2001 poi, la Commissione ha meglio precisato il rapporto tra l’obiettivo dell’occupabilità e quello della cittadinanza attiva. Se, infatti, l’occupabilità per diverso tempo è stata la preoccupazione prevalente di una logica fortemente economicistica che puntava soprattutto ad obiettivi funzionali allo sviluppo economico e all’ampliamento della produzione e del lavoro, gradualmente ha assunto nuovo valore e più convinzione il parallelo obiettivo di sostenere per tutti i cittadini dell’Unione il raggiungimento e il pieno esercizio della cittadinanza attiva. L’uno e l’altro obiettivo, quello della occupabilità e quell’altro della cittadinanza attiva, costituiscono pertanto – ed è questa l’affermazione forte delle comunicazioni della Commissione – le basi per sostenere lo sviluppo economico e sociale dei Paesi dell’UE. Conoscenze e competenze per tutti sono quindi le condizioni di uguaglianza e partecipazione dei cittadini allo sviluppo. La condizione di partecipazione e di parità della gente è il presupposto esenziale per lo sviluppo e ne è al tempo stesso la finalità di fondo. Ben si comprende, quindi, come Lisbona abbia riconosciuto l’apprendimento permanente come elemento chiave strategico per il successo nella società della conoscenza. Premessa
essenziale per il conseguimento degli obiettivi della cittadinanza e della
occupabilità è la continuità dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita
realizzato: La conseguenza di questa affermazione è quindi l’impegno per tutti gli Stati membri dell’Unione europea di favorire la formazione permanente per tutti, identificando strategie coerenti e misure pratiche.
In questi giorni il Senato ha approvato il disegno di legge di riforma dei cicli. Dal testo appena licenziato è possibile verificare come anche questo Governo, come quello precedente, intenda dare riconoscimento all’educazione permanente e al sostegno per l’apprendimento per tutto l’arco della vita. A dire il vero, nella fase di preparazione del disegno di legge governativo per la riforma del sistema e ancora durante la fase degli Stati Generali di dicembre, vi era stata l’impressione di una scarsa considerazione del problema. Dal testo del disegno di legge, i dubbi più rilevanti risultano fugati, perché in esso si afferma, come già era previsto dalla legge 30/2000, che “La Repubblica promuove l’apprendimento in tutto l’arco della vita e assicura a tutti pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali e di sviluppare le capacità e le competenze, attraverso conoscenze e abilità, generali e specifiche, coerenti con le attitudini e le scelte personali, adeguate all'inserimento nella vita sociale e nel mondo del lavoro anche con riguardo alle dimensioni locali, nazionale ed europea.” In quell’affermazione di “assicura pari opportunità di raggiungere elevati livelli culturali” c’è tutto l’impegno di qualificare il sistema formale di istruzione e formazione come primo presupposto dell’educazione permanente. In effetti c’è a volte un modo
semplificato di considerare l’educazione permanente come l’intervento di
istruzione per gli adulti, e viceversa, mentre essa ha invece il significato più
pregnante di lifelong learning che, tradotto letteralmente, ci fa capire
come il senso vero di questa affermazione sta in quel “per tutto l’arco della
vita”. L’istruzione e l’educazione degli adulti è il corollario, indispensabile, dell’educazione permanente, la sua continuazione dinamica, l’attualizzazione costante. Non si può negare, tuttavia, che l’attesa di riforme stia logorando disponibilità e professionalità. Vi è nel Paese, come ha detto in questi giorni, il Rapporto Censis 2002 sullo stato sociale, una specie di “stagnazione”, di immobilità, come se il Paese, soprattutto a livello istituzionale, avesse perso la carica o, peggio, non trovasse più la direzione verso l’innovazione e lo sviluppo. Anche nel campo dell’educazione permanente, che il Censis considera comunque come scelta fondamentale per lo sviluppo, esprimendo apprezzamento anche per l’opera dei CTP, la stagnazione si fa sentire. Dopo l’accordo della Conferenza unificata del 2 marzo 2000, che ha delineato gli elementi portanti del sistema, tutto procede lentamente, senza impulso. Si sente oggi, come non mai, l’esigenza di dare a quel documento di intenti la forza cogente della norma che vincola e impegna tutti, che dà certezze e obiettivi. La norma quadro per l’attuazione del sistema di educazione permanente è un’esigenza, che la legge di riforma può realizzare già nei prossimi mesi attraverso apposito decreto delegato. Vantaggi e rischi della società
della conoscenza In un rapporto diverso con l’istruzione e la formazione gli obiettivi dell’apprendimento non sono solamente quelli di cittadinanza attiva e di occupabilità, ma anche quelli di autorealizzazione e di inclusione sociale. La Commissione delle Comunità europee nel rilevare i rischi legati alla società della conoscenza con effetti di aumento delle disuguaglianze (interventi precoci per uguali opportunità formative) e con aumento dell’esclusione sociale, ha reso noto come i risultati complessivi conseguiti dai sistemi formali di istruzione e formazione sono prevalentemente alla base dell’insuccesso sociale. In particolare ha rilevato che i cittadini UE in età lavorativa tra i 25 e i 64 anni di età siano in possesso di diploma di istruzione secondaria superiore o di laurea “solamente” nella misura del 60,3%, e come ci siano le ragioni e le condizioni per fare di più con diretto impegno dei Paesi membri. Va precisato che in Italia nella stessa fascia di età della popolazione adulta risultano in possesso di diploma o di laurea il 35,7%. Se la fascia di età si restringe ai cittadini sotto i 40 anni di età (25-39 anni) si constata che ha conseguito quei titoli di studio il 46,2% dei cittadini. Se quel dato viene letto in negativo, risulta che il 53,8% dei medio giovani, sotto i 40 anni, possiede solamente il titolo di licenza media o, in minima parte, un diploma di qualifica professionale intermedio, con l’evidente conseguenza che nel nostro Paese è diffusa la presenza di giovani a bassa scolarizzazione, esposti a rischio di emarginazione. Occorre quindi investire sia nel sistema formale, innalzando i livelli di scolarizzazione e creando le misure necessarie di accompagnamento. E torna qui, ancora una volta, l’obiettivo proclamato dall’Unione europea di investire sulle persone. Nel Rapporto Censis 2001 ci si soffermava, in un apposito capitolo, sull’opportunità e sulla convenienza di investire sulle persone, affermando come un recente studio dell’OCSE abbia rilevato come l’incremento di un anno nel livello medio di istruzione della popolazione in età lavorativa produca nel periodo medio-lungo un aumento del prodotto pro-capite compreso tra il 3,8% e il 6,8%. Parallelamente, ricordava il rapporto, se si aumenta di un punto percentuale il tasso di investimento in capitale fisico da parte del settore produttivo, si ottiene un aumento del prodotto pro-capite (sempre riferito alla popolazione in età lavorativa) compreso tra l’1,3% e l’1,5%. Le potenzialità di crescita di un sistema economico e sociale, dunque, poggiano sull’accumulazione di capitale umano, cioè sulla disponibilità di persone che lavorano con livelli alti di formazione e di istruzione. Tuttavia, notava il Rapporto Censis bandendo ogni enfasi sui risultati della ricerca OCSE, “anche le risorse umane sono esposte al rischio di veder ridotta nel tempo la qualità del proprio contributo, se non si interviene attraverso un continuo processo di formazione”. Da qui la necessità di politiche formative attente ad attivare percorsi ricorrenti di aggiornamento dedicati alle persone, in vista di continue trasformazioni nel modo di produrre e di creare valore. L’Italia in questi anni ha investito in riforme che tendono ad elevare il livello medio di scolarizzazione della popolazione. Ciò, nel tempo medio-lungo, potrà diventare fattore di crescita, a patto che, parallelamente vi sia una diffusa azione di manutenzione dei livelli di conoscenza. Tutti i Paesi europei, con diversa intensità, hanno in atto azioni più o meno organiche di sostegno all’apprendimento permanente per gli adulti. La Commissione europea lamenta tuttavia il basso livello di partecipazione ai servizi per gli adulti che, evidentemente hanno bisogno di essere ulteriormente potenziati soprattutto sul versante della qualità dell’offerta. Vi è infatti una bassa partecipazione all’istruzione e formazione permanente dei cittadini europei che, nella fascia di età tra i 25 e i 64 anni (popolazione attiva) si avvalgono delle offerte organizzate da strutture pubbliche e private nella quantità di circa l’8% dell’intera popolazione considerata. In Italia il dato è ben più allarmante (raggiunge a fatica l’1%) a riprova di quanto potenziale e di quanto bisogno sussistano attualmente. Negli ultimi tempi tuttavia vi è stata inversione di tendenza e sia le strutture pubbliche sia quelle del volontariato e del privato sociale, hanno dato un apporto significativo di offerte che ha determinato Trend
demografico e formazione degli adulti Nel decennio 2000-2010, dalle previsioni dell’ISTAT, si evince che i due fenomeni avranno una dinamica costante di sviluppo che dovrebbe determinare attendibilmente un aumento dell’indice di vecchiaia del 18% circa (da 125 a 146) e un incremento della popolazione straniera pari quasi al suo raddoppio (dal 2,2% al 4,1%). Nel decennio considerato la compensazione tra saldo naturale e saldo migratorio è di segno positivo e dovrebbe determinare un aumento costante che nel 2010 dovrebbe attestarsi intorno alle 800 unità. Tuttavia il processo costante di invecchiamento della popolazione - le persone di età superiore ai 75 anni passeranno da 4,5 milioni a 5,9 milioni - comporta per contro una diminuzione della popolazione in età lavorativa dell’ordine finale di circa 800 mila unità. Fenomeno questo che riguarda tutte le regioni, ma è più accentuato in quelle dell’area centro-settentrionale, con l’eccezione della Campania in cui prosegue l’incremento della popolazione potenzialmente attiva. In conseguenza di questo fenomeno di diminuzione della forza lavoro le attuali politiche di sviluppo del Paese si stanno orientando verso l’innalzamento dell’età lavorativa, prospettando nel decennio una compensazione sulla previsione di decremento della popolazione attiva. Per
quanto riguarda la popolazione straniera, oltre al dato quantitativo rilevato
circa la previsione di un suo raddoppio per il prossimo decennio, vi sono almeno
due aspetti qualitativi da considerare: I due fenomeni considerati hanno evidenti conseguenze anche per quanto attiene agli interventi formativi nei riguardi della popolazione adulta. Per
quanto riguarda i due fenomeni dell’aumento di popolazione anziana e
dell’innalzamento dell’età lavorativa si renderà necessario riorientare gli
interventi di offerta formativa per gli adulti, ponendo attenzione, accanto alla
ordinaria attività, in particolare a: Nei riguardi della popolazione
straniera adulta è necessario prevedere interventi sistematici, continui e
generalizzati di offerta formativa volta Nei confronti delle due fasce di popolazione precedentemente considerate è opportuno rafforzare non solo l’offerta, ma anche la domanda di formazione attraverso percorsi flessibili, in una logica di sussidiarietà che pone al centro delle azioni la persona, la sua domanda e i suoi bisogni formativi.
Potremmo individuare un codice condiviso dei comportamenti e delle azioni che possono concorrere a determinare questa cultura trasversale dell’apprendimento. Ci limitiamo in questa sede ad
elencare interventi e atteggiamenti idonei allo scopo, facendo tesoro, ancora
una volta, delle indicazioni che ci vengono dalla Commissione europea:
Aspirare all’eccellenza
Principi e criteri dell’apprendimento permanente Centralità dell’adulto: la logica pedagogica del principio di sussidiarietà reclama una piccola rivoluzione copernicana che vuole al centro dell’azione l’adulto con i suoi interessi e le sue domande di formazione, implicite od esplicite. Il servizio deve “piegarsi” a quelle esigenze; l’offerta deve essere costruita sulla base della domanda. La scuola rischia una lettura autoreferenziale se non integra la rilevazione dei bisogni formativi degli adulti con l’apporto di altri soggetti territoriali. L’ordinanza 455/97, a proposito dei Centri territoriali permanenti, parla dei CTP come sede di “lettura dei bisogni formativi”. Pari opportunità: nell’ampio concetto di pari opportunità, riferito agli adulti di diversa condizione sociale e culturale, si evidenzia tutto il valore compensativo dell’educazione permanente come occasione di uguaglianza di opportunità formativa. Per una piena realizzazione delle pari opportunità occorre
porre attenzione alle fasce deboli e alle persone a rischio di emarginazione:
Qualità e pertinenza dell’offerta formativa: la centralità dell’adulto e l’esigenza di fornire risposte agli effettivi bisogni formativi dell’adulto, comporta risposte adeguate e appropriate. Potremmo dire che, per un’offerta formativa di qualità e pertinente occorre conoscere i bisogni formativi dell’adulto reale o potenziale, delle comunità e del mercato del lavoro. Modifica dei sistemi tradizionali formali: i sistemi attuali formali di istruzione e di formazione vanno resi più aperti e flessibili, i percorsi di apprendimento vanno resi il più possibile individuali secondo le linee di un contratto formativo personale. Il cambiamento dei sistemi tradizionali si colloca ovviamente nella logica di una diversa attenzione ai bisogni e agli interessi dell’adulto, secondo pari opportunità per tutto l’arco della vita I partenariati a livello locale sono essenziali per il buon funzionamento delle strategie ‘sul terreno’ e si possono identificare come integrazione di interventi di questi soggetti: autorità locali, scuole, università, fornitori di opportunità d’apprendimento servizi di informazione e di orientamento, centri di ricerca, imprese, associazioni di volontariato, soggetti che si occupano di pari opportunità
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