|

|
Regione
del Veneto
Giunta Regionale
|
NOTA IMPORTANTE: il presente documento ha carattere di proposta
preliminare e ha lo scopo di facilitare la discussione. Chi fosse interessato a
comunicare commenti e osservazioni, può farlo inviando un messaggio di posta
elettronica o la scheda per un contributo
propositivo al seguente indirizzo:
istruzione@regione.veneto.it oppure edaveneto@erill.it.
Se preferite la posta o il fax, l'indirizzo è:
Istituto di ricerca ERILL in
Via dell'Artigliere, 8 - 37129 Verona -
Fax 045 8004006
Informazioni aggiornate sul Convegno si possono reperire nel sito:
www.regione.veneto.it/settori/settore.asp?cat=657 oppure www.erill.it/convegnoregionaleeda.htm
Regione
Veneto - Direzione Istruzione
I°
Convegno Regionale sull'Educazione degli Adulti
IL
SAPERE SOCIALE
Forme di educazione degli adulti nella società della conoscenza
Verona
- 7 dicembre 2002
Documento
per la consultazione
(versione definitiva - 4.11.02)
Introduzione
L'Educazione degli adulti (EdA) sta assumendo un ruolo strategico nelle
politiche dell'istruzione e formazione. Valga per tutte l'affermazione
contenuta nel Memorandum sull'Istruzione e la formazione permanente della
Commissione europea dell'autunno 2000, che recita: "La nozione di
istruzione e formazione permanente non rappresenta più semplicemente un aspetto
della formazione generale e professionale, ma deve diventare il principio
informatore dell'offerta e della domanda in qualsivoglia contesto
dell'apprendimento. Il prossimo decennio dovrà essere testimone della
realizzazione di una tale concezione." Analoghi echi si riscontrano anche
nella normativa nazionale[1]: "Il sistema di
istruzione concorre con il sistema della formazione professionale e
dell'educazione non formale alla riorganizzazione e al potenziamento
dell'educazione permanente degli adulti, al fine di accompagnare lo sviluppo
della persona garantendo il diritto all'apprendimento lungo tutto l'arco della
vita e favorendo il pieno esercizio del diritto di cittadinanza".
Al fine di mettere a fuoco il ruolo dell'EdA e individuare indirizzi
generali per la definizione delle politiche EdA, è opportuno che, in via
preliminare, vengano ampiamente valutati e discussi una serie di elementi che
si possono così riassumere:
- indirizzi e linee
strategiche presenti nella normativa comunitaria e nazionale;
- attività di EdA esistenti
sul territorio, sia formali che non formali;
- potenziale EdA costituito
da organizzazioni (CTP, Associazionismo, Agenzie formative, ecc.),
normativa, politiche, risorse finanziarie, ecc.;
- schema concettuale per
integrare le attività esistenti e sviluppare il potenziale a disposizione
tenendo conto dei bisogni EdA del territorio (criteri di un sistema
qualità per la progettazione delle attività, gestione secondo procedure
documentate, monitoraggio delle realizzazioni, verifica e certificazione
dei risultati, dei curricoli formativi [2] individuali, ecc.).
Mentre alcuni di questi punti possono essere soddisfatti attraverso studi e
ricerche - per esempio il punto 2 attraverso la realizzazione di una banca dati
sulle offerte formative, il punto 4 attraverso uno studio che definisca un
sistema qualità specifico per la gestione delle attività di educazione degli
adulti sul territorio -, lo sviluppo del potenziale EdA richiede in ogni caso
un dibattito ampio e approfondito, che metta a fuoco obiettivi, soggetti,
interventi e risorse, in pratica definisca gli indirizzi per politiche
regionali di medio-lungo periodo.
Il convegno regionale
dal titolo "Il sapere
sociale. Forme di Educazione degli adulti nella società della conoscenza",
che si tiene a Verona il 7 dicembre 2002 [3], costituisce
l'occasione per una consultazione attiva
su problemi e prospettive dell'EdA in Veneto.
Affinché tale consultazione possa
avere luogo nel modo più proficuo, la Regione del Veneto - Direzione
Istruzione, ha redatto il presente documento di proposta, da sottoporre
alla discussione più ampia e approfondita possibile. I temi del documento
riflettono gli ambiti delle politiche e degli interventi che la Regione intende
attuare e sui quali desidera si sviluppi un approfondito dibattito che veda
coinvolti tutti gli attori EdA attivi in Veneto.
Nella presente proposta sono
richiamati principi e indirizzi, ricavati da documenti comunitari [4],
nazionali e regionali [5]. I testi si trovano nel
sito web del Convegno.
Al fine di promuovere la partecipazione ed il dibattito dei diversi mondi
EdA, il presente documento di proposta viene inviato ai soggetti che operano in
ambito EdA in Veneto:
- EdA in ambito
formale-scolastico;
- EdA nel settore non
formale;
- Formazione e
riqualificazione professionale per adulti;
- Orientamento in età
adulta;
- Cittadinanza attiva;
- Formazione EdA di
livello superiore;
- Formazione e orientamento
nel mondo femminile adulto.
Il presente documento verrà inoltre presentato al Convegno di Verona del 7
dicembre 2002. In questo convegno, un dibattito, che si spera ampio e
approfondito, porterà alla stesura di un documento di indirizzo, il più
possibile condiviso, che potrà fornire alla Regione spunti per la definizione
di politiche e interventi EdA sul
territorio regionale.
I soggetti potenzialmente coinvolti sono: CTP, Enti e istituzioni preposte
alla pianificazione delle attività formative formali; associazioni
imprenditoriali e di categoria; mondo dell'Associazionismo e politico;
Università, consorzi universitari e istituzioni preposte allo sviluppo della
cultura superiore; cittadini.
Riferimenti normativi: Memorandum, Documento Stato Regioni, Delibera di
programma della Regione del Veneto
L'EdA sta emergendo come un indirizzo che permea tutta l'istruzione e la
formazione.
Il Memorandum sull'istruzione e la formazione permanente della
Commissione europea (Bruxelles, autunno 2000) afferma che "il buon esito
della transizione ad una economia ed una società basate sulla conoscenza deve
essere accompagnato da un orientamento verso l'istruzione e la formazione
permanente (…) la quale deve diventare il principio informatore dell'offerta e della
domanda in qualsivoglia contesto dell'apprendimento" (Memorandum, pag. 3).
Il Memorandum precisa che "due obbiettivi di pari importanza per
l'istruzione e la formazione permanente [sono] la promozione di una
cittadinanza attiva e la promozione dell'occupabilità.
La cittadinanza attiva riguarda l’eventuale partecipazione dei cittadini a
tutte le sfere della vita sociale ed economica, le opportunità di cui essi
beneficiano e i rischi che tutto ciò implica, cercando di determinare fino a
che punto essi si sentano appartenenti alla società nella quale essi vivono e
di avervi voce in capitolo. Per la maggior parte della gente e per la maggior
parte della loro vita, l’indipendenza, l’autostima e il benessere sono
associati all’esercizio di un impiego retribuito, che rappresenta pertanto un
fattore cruciale della qualità generale della loro vita.
L’occupabilità, vale a dire la capacità di trovare e conservare il posto di
lavoro, costituisce, di conseguenza, una dimensione essenziale della
cittadinanza attiva, ma è anche la premessa determinante per ottenere la piena
occupazione, per migliorare la competitività dell’Europa e garantirne la
prosperità nella "nuova economia". Sia l'occupabilità che una
cittadinanza attiva richiedono conoscenze e competenze aggiornate ed appropriate
che consentano di prendere parte e contribuire alla vita economica e
sociale."
Il Memorandum articola questa impostazione di principio in sei messaggi
chiave, che sono:
Messaggio
chiave n. 1 per tutti, con l'obiettivo di garantire un accesso universale e permanente
all’istruzione e alla formazione, per consentire l’acquisizione e
l’aggiornamento delle competenze necessarie per una partecipazione attiva alla
società della conoscenza. "(…) Le nuove competenze di base menzionate
nelle Conclusioni del Consiglio europeo di Lisbona (paragrafo 26) sono le
competenze relative alle tecnologie dell’informazione, la conoscenza delle
lingue straniere, una cultura tecnologica, lo spirito d’impresa e le competenze
sociali.
Messaggio chiave n. 2: Maggiori
investimenti nelle risorse umane, con l'obiettivo di assicurare
una crescita visibile dell’investimento nelle risorse umane per rendere
prioritaria la più importante risorsa dell’Europa – la sua gente.
Messaggio chiave n. 3: Innovazione
nelle tecniche di insegnamento e di apprendimento, con
l'obiettivo di sviluppare contesti e metodi efficaci d’insegnamento e di
apprendimento per un’offerta ininterrotta d’istruzione e di formazione lungo
l’intero arco della vita e in tutti i suoi aspetti.
Messaggio chiave n. 4: Valutazione dei risultati
dell’apprendimento, con l'obiettivo di migliorare considerevolmente il modo
in cui sono valutati e giudicati la partecipazione e i risultati delle azioni
di formazione, in particolare nel quadro dell’apprendimento non formale e
informale.
Messaggio chiave n. 5: Ripensare
l’orientamento, con l'obiettivo di garantire a tutti un facile accesso
ad informazioni e ad un orientamento di qualità sulle opportunità d’istruzione
e formazione in tutta l’Europa e durante tutta la vita.
Messaggio chiave n. 6: Un apprendimento
sempre più vicino a casa, con l'obiettivo di offrire opportunità di
formazione permanente il più possibile vicine agli utenti della formazione,
nell’ambito delle loro comunità e con il sostegno, qualora opportuno, di
infrastrutture basate sulle TIC (tecnologie della informazione e della
comunicazione).
Il Memorandum è stato discusso anche in
Veneto, vedi Convegno "Memorandum sull’istruzione e la formazione
permanente. Dalle linee programmatiche europee alle politiche locali",
tenutosi a Verona, il 6 Giugno 2001[6]. La
posizione dell'Italia sui temi del Memorandun è riportata nel documento ISFOL
"La formazione lungo tutto l'arco della vita. Le sfide del futuro",
del 2 luglio 2001, che riassume i termini del dibattito italiano.
Il Documento Stato Regioni[7] del 2 marzo 2000 ribadisce l'impostazione del
Memorandum quando afferma che "Il diritto al sapere, nel nuovo contesto sociale
ed economico connesso alla globalizzazione, si amplia fino a divenire diritto
alla formazione per tutta la vita, quale precondizione sia per la crescita
culturale e civile della persona sia per l’accesso e la permanenza nel mercato
del lavoro. La crescente complessità delle moderne società, la flessibilità del
mercato del lavoro ed i rapidi cambiamenti dei contenuti delle professionalità
presuppongono livelli qualificati di cultura e di competenze, aggiornate ed
arricchite per consentire al soggetto non soltanto la necessaria autonomia
culturale, ma anche l’alternarsi di formazione e lavoro, quale precondizione
per difendere il diritto alla qualità dell’occupazione e all’evoluzione dei
percorsi professionali.
In tale nuovo contesto, le conoscenze culturali e di base acquistano maggiore
centralità e si coniugano come elementi pre-professionalizzanti, in grado di
collegare la cultura al saper fare ed ai contesti di vita e di lavoro.
L’Educazione degli adulti (EdA) diviene, pertanto, una risorsa importante per
lo sviluppo locale e per il recupero dell’identità anche sociale del
territorio.
Il ruolo dell’EdA si colloca, quindi, con chiarezza nell’ambito del diritto di
cittadinanza e come tale deve essere esplicitamente confermato."
La "Delibera di programma della Regione del Veneto"[8], dell'agosto 2001, recepisce gli indirizzi del
Memorandum e del Documento Stato Regioni e dà l'avvio a interventi e misure
concreti nel settore della Educazione degli adulti in Veneto, che sono:
- la realizzazione di un sistema informativo che presenti il quadro relativo
alla agenzie e alle iniziative EdA di tipo formale e non formale presenti in
Veneto;
- la realizzazione del primo Convegno regionale EdA (previsto per autunno
2002);
- progetto di ricerca sui luoghi e le modalità di formazione alla cittadinanza
attiva;
- progetto di ricerca sulle Università extramurali;
- progetto di educazione degli adulti rivolto alla popolazione femminile di età
compresa fra i 40 e i 50 anni;
- progetto di educazione degli adulti rivolto alla popolazione reclusa negli
istituti di pena.
I progetti devono essere terminati entro i 12 mesi successivi alla data di
assegnazione dell'incarico prevista per maggio 2002. I risultati parziali nel
frattempo ottenuti verranno presentati al Primo convegno regionale EdA
dell'autunno 2002.
Ragioni strutturali
A indirizzare l'istruzione e la formazione lungo le linee del Lifelong
Learning concorrono sia aspetti normativi sia ragioni strutturali,
legate ai profondi cambiamenti economici e organizzativi che hanno investito il
mondo del lavoro e ai cambiamenti culturali dell'intera società avvenuti negli
ultimi decenni.
Il passaggio da una economia, ma anche da un modello sociale, che aveva nel
paradigma fordista il proprio riferimento ad una società che, in
mancanza di definizioni più pertinenti, si suole indicare col termine post
fordista, ha profonde implicazioni sul sistema della istruzione e
formazione.
I concetti di fordismo e post-fordismo sono stati formulati per
caratterizzare forme organizzative della produzione e del lavoro ma si rivelano
utili anche per comprendere aspetti più propriamente sociali. In
effetti, un sistema socioeconomico si struttura secondo una sorta di paradigma
sul quale si coniugano le modalità della vita sociale, i rapporti e i sistemi
di relazioni, compresi quelli di carattere culturale. Detto con altre parole e
riferendosi al mondo della formazione, potremmo individuare una sorta di
coerenza, di omogeneità fra la struttura fordista del mondo produttivo
(e sociale) che ha caratterizzato la storia del XX secolo fino ad anni recenti,
e il sistema formativo che prevedeva una istruzione ricevuta da giovani, con
contenuti professionalizzanti definiti e stabili, e che sarebbe dovuta bastare
per tutta la vita. Come pure si può individuare una sorta di affinità fra il
mondo post fordista - caratterizzato da cambiamento, imprevedibilità,
informalità, qualità come soddisfazione del cliente - e formazione
personalizzata, che si sviluppa in percorsi di lifelong learning, il più
delle volte, non formali. Quello che si intende dire è che nel passaggio dal
mondo fordista - programmabile, prevedibile, in una certa misura stabile
all'interno del suo mutamento quantitativo - alla società postfordista, ciò che
cambia, per la formazione, è la natura stessa del processo formativo: non più
strutturato sulla linea istruzione è addestramento è adeguamento a standard
ed esigenze esterni, bensì sul percorso apprendimento è
ricerca/sviluppo delle proprie potenzialità. Cioè un processo di istruzione e
formazione centrato sul soggetto e che si sviluppa lungo tutto l'arco della
vita.
Il mondo della formazione
fordista era/è caratterizzato dalla massiccia presenza di grandi
strutture formative formali - scuole e università - che si offrono come le
uniche in grado di garantire l'istruzione e la formazione necessarie per
lavorare e vivere. Un lungo periodo iniziale di formazione formale, che
coincide all'incirca con il primo quarto dell'esistenza, dovrebbe dotare gli
individui di quel complesso di conoscenze - e comportamenti - che si considera
necessario e sufficiente per i restanti tre quarti. La vita stessa si presenta,
poi, come un insieme di carriere - maschili - che si sviluppano secondo tempi e
modalità stabiliti e in una certa misura prevedibili. Al di fuori di queste
carriere non si danno forme di vita accettabili e riconoscibili da un punto di
vista sociale, come pure è scontato che non si dia istruzione e formazione al
di fuori delle istituzioni specificamente a ciò deputate. La formazione stessa
si manifesta come un processo di apprendimento di relazioni e conoscenze
definite all'interno di strutture - le istituzioni scolastiche - in larga
misura autoreferenti e scarsamente collegate alla vita sociale; il processo di
apprendimento risulta essere finalizzato all'acquisizione di un habitus
che di frequente coincide con l'idea di una figura professionale dai connotati
stabili e socialmente riconosciuta. A ben vedere, questo modello coniuga, nel
campo della formazione, il paradigma fordista: per il forte carattere
centralizzato della struttura organizzativa, per l'uniformità dei metodi di
azione e per l'indifferenza nei confronti della domanda individuale e sociale,
come questa viene espressa dalle caratteristiche dei soggetti e dalla complessità
della vita sociale.
Oggi che il fordismo è entrato in crisi e che il paradigma fordista mostra
tutta la sua inadeguatezza a soddisfare i bisogni - produttivi e sociali - di
una società complessa e in rapida trasformazione, anche il modello di formazione/istruzione
formale scolastica non sembra più in grado non solo di prevedere, ma neanche di
seguire le nuove richieste della domanda di formazione che, oggi, è sempre più
direttamente collegata alle esigenze dei singoli - individui e gruppi - e alla
loro storia. Non è solo il fatto che il rapido cambiamento tecnologico rende
obsolete conoscenze ed esperienze ad un ritmo probabilmente mai avvenuto prima
d'oggi, e che, pertanto, chi lavora è costretto ad aggiornare conoscenze e
abilità alternando periodi di lavoro e periodi di formazione lungo tutto l'arco
della vita. Ci sono anche altre ragioni, più profonde. La crisi dei corsi di
vita tradizionali - e dei relativi ruoli - comporta che gli individui siano
sempre più coinvolti con problemi legati alla propria identità personale e
sociale, esposti ai rischi - ma anche alle opportunità - di aprirsi una
personale strada nel mondo, di progettare la propria esistenza all'interno di
un contesto sociale in cambiamento e che diventa sempre più ricco di
riferimenti diversi: culture e stili di vita i più vari vengono a contatto
nelle nostre città e nelle nostre esistenze individuali a un ritmo mai prima
d'ora sperimentato. I corsi di vita stanno perdendo le caratteristiche
di carriere prevedibili e assomigliano sempre di più a percorsi di
formazione. In ogni caso, sotto l'incalzare del cambiamento tecnologico e
sociale, gli individui sono costretti ad assumere una forma, che deve
configurarsi come coerente ai loro propri occhi e socialmente accettata, nel
contesto sociale nel quale accettano o finiscono per accettare di vivere.
Questo processo di riduzione del sociale all'individuale, di
esplicitazione di esigenze sociali in termini di bisogni individuali, di
ricerca di soluzione di problemi sociali attraverso il coinvolgimento diretto
dei soggetti interessati, costituisce un processo che ha valenza sia culturale
che politica. Da un punto di vista politico (ma anche economico e sociale),
emerge prepotente la necessità che i singoli soggetti si rapportino fra loro e
con le istituzioni da cittadini attivi, ovvero come soggetti
responsabili che, coscienti dei propri diritti e doveri, contribuiscono in
prima persona alla vita economica, politica e sociale del territorio nel quale
si trovano a vivere e operare. La formazione alla cittadinanza attiva è
uno dei compiti che l'EdA dovrà affrontare in un prossimo futuro in tutti gli
aspetti che tale concetto comporta, per esempio: educazione alla autonomia e
responsabilità individuale e all'autoimprenditorialità, educazione alla legalità,
alla partecipazione attiva alla vita sociale (associazionismo, volontariato,
ecc.) e politica (partecipazione alla vita delle istituzioni, in forma
individuale e associata, ecc.).
Se consideriamo per un momento il fatto che nella biografia dei soggetti
vengono oggi a precipitare - nel senso letterale impiegato in chimica - le tre
crisi/cambiamenti che stiamo attraversando: produttiva, sociale e culturale,
appaiono evidenti i compiti enormi e per molti aspetti inediti della istruzione
e formazione lungo tutto l'arco della vita: essi sono quelli della formazione
biografica non solo del lavoratore, ma, più propriamente, del cittadino.
Cittadino della città locale, ma anche della città-mondo.
Elementi di una politica Educazione degli Adulti nel Veneto
Nel delineare gli elementi di una politica di Educazione degli adulti in
Veneto, si assume lo schema del Memorandum, in particolare l'articolazione nei
temi oggetto dei messaggi chiave.
Messaggio chiave n. 1: Nuove competenze di base per tutti
Si tratta di assicurare a tutti l'accesso all'acquisizione e aggiornamento
delle competenze nei seguenti ambiti:
- Tecnologie
dell'informazione e della comunicazione;
- Conoscenza lingue
straniere;
- Cultura tecnologica;
- Spirito d'impresa;
- Competenze sociali: fiducia
in se stessi, autodeterminazione, capacità relazionali-comunicative, ecc.
(a) Tecnologie dell'informazione
e della comunicazione (TIC)
La strategia proposta per assicurare l’accesso alle TIC presenta
caratteristiche sia di top-down che di bottom-up: occorre prevedere
azioni e programmi formativi all'impiego delle TIC per docenti e operatori
della educazione e personale direttivo delle associazioni: essi sono leader
naturali nei tre ambiti della formazione (formale, non formale e informale) e
possono trasmettere atteggiamenti e valori positivi per la formazione di una
cultura tecnologica legata alle TIC. Questo percorso top-down può
incontrare quello bottom-up che può prevedere: realizzazioni di reti
civiche e internet-cafè, con il coinvolgimento di famiglie, associazioni,
ecc. eventualmente all'interno di un programma che preveda facilitazioni per
l'acquisto di computer da parte di questi attori e loro inserimento in reti
civiche, associazioni per lo scambio di informazioni (associazioni di anziani,
ecc.). Altre iniziative dalla base potrebbero essere: sviluppo della scrittura
creativa o riacquisizione della capacità di scrivere nella propria lingua madre
da parte di adulti attraverso l'impiego di programmi di videoscrittura. Queste
esperienze presentano una molteplicità di obiettivi: acquisizione di competenze
TIC e linguistiche; rafforzamento della propria identità personale attraverso
il recupero della memoria biografica, ecc. Questo ultimo aspetto potrebbe
costituire il germe per lo sviluppo di un progetto più ampio che consiste nella
costituzione di un Archivio della memoria veneta, in cui raccogliere il
materiale biografico di cittadini veneti. Tale archivio potrebbe costituire un
patrimonio importante per la cultura e l'identità veneta, considerata sia in sé
che in rapporto alle altre culture.
(b) Conoscenza lingue straniere
L'acquisizione di una lingua straniera si può avvalere anche di strutture
informali quali:
- gruppi di conversazione presso circoscrizioni, scuole, CTP (Centri
territoriali permanenti per l'EdA) ecc. Ciò serve anche a stabilire contatti
multiculturali e occasioni di incontro;
- videoteche di quartiere di filmati in lingua originale sottotitolati;
- programmi televisivi di insegnamento linguistico: si potrebbero effettuare
campagne formative di acquisizione di lingue straniere in analogia alle
campagne televisive di alfabetizzazione degli anni '60 (effettuate per
l'acquisizione delle competenze di base di allora - leggere, scrivere e far di
conto - vedi il programma televisivo "Non è mai troppo tardi").
(c) Cultura tecnologica
Si tratta di mettere in grado i cittadini di padroneggiare i concetti di base a
contenuto tecnico scientifico per poter essere soggetti attivi nelle scelte
riguardanti l'ambiente, le risorse, le nuove tecnologie, il lavoro. E'
necessario che tale acquisizione avvenga in un contesto tematico e culturale
per cui appaia immediatamente evidente il significato per la vita di tutti e di
tutti i giorni di questi concetti e nozioni. Contesti quali sviluppo
sostenibile, processi di Agenda 21 locale, ecc. possono fornire la
cornice e il significato per questa opera di alfabetizzazione e di
sviluppo culturale.
(d) Spirito d'impresa
Occorre sviluppare ricerche sullo spirito d'impresa locale. Nel Veneto abbiamo
assistito negli anni recenti allo sviluppo straordinario dello spirito
d'impresa. Sarebbe importante individuare i fattori culturali e sociali che ne
sono alla base, sia per avere indicazioni su una loro eventuale riproposizione
in contesti analoghi, sia per verificare che l'attuale sviluppo non ne
comprometta le radici. Andrebbero organizzati corsi e incontri per esaminare
casi di successo. Un problema emergente è quello del passaggio generazionale
dell'impresa e dello spirito d'impresa: le nuove generazioni sono cresciute in un
contesto sociale e culturale profondamente diverso da quello in cui sono
cresciuti i padri che hanno fatto l'impresa. Il passaggio dell'impresa alla
nuova generazione è un processo che può presentare problemi, quando la nuova
generazione non condivida valori e atteggiamenti dei padri riguardo l'impresa.
A tal fine sarebbe opportuno prevedere corsi e strumenti di formazione
all'impresa per le nuove generazioni.
Lo sviluppo dello spirito d'impresa può avvalersi anche di forme di educazione
non formali, caratteristiche delle attività organizzative all'interno di
associazioni, gruppi, ecc. Si tratta di sviluppare le capacità relazionali e di
assunzione di responsabilità in contesti organizzati e in relazione a obiettivi
e fini che sono sotto il giudizio di altri. Tutto ciò contribuisce alla
creazione di un clima culturale d'iniziativa che può essere utilizzato anche in
contesti di lavoro e dare origine a iniziative di carattere economico, in
particolare di tipo cooperativistico. Per coloro che hanno perso il lavoro ma
che conservano professionalità, potrebbe essere utile un approccio che li metta
in contatto e ne stimoli l'iniziativa attraverso la creazione, per esempio, di
cooperative di lavoro in grado di stare sul mercato e creare in questo modo
occupazione.
(e) Competenze sociali: fiducia in se stessi, autodeterminazione, capacità
relazionali-comunicative, ecc.
Lo sviluppo di competenze sociali trova nell'associazionismo il proprio
terreno di cultura privilegiato. E' importante promuovere studi e ricerche sui
processi di partecipazione caratteristici della cittadinanza attiva, sui
circuiti dell'educazione non formale alla cooperazione e comunicazione, sui
meccanismi di formazione di leadership in associazioni e gruppi. Tali ricerche
sono finalizzate alla progettazione di interventi formativi dedicati a rendere
i cittadini partecipi agli aspetti della vita sociale e politica. Particolare
rilievo assumono queste iniziative in vista della realizzazione di processi di Agenda
21 locale e di sviluppo sostenibile su scala locale. Per quanto
riguarda gli aspetti di educazione informale alle competenze sociali, sarebbe
opportuno promuovere forme di dialogo in famiglia, per esempio attraverso
attività di lettura in famiglia e l'organizzazione di gruppi di incontro locali
per famiglie - a livello di circoscrizione - finalizzati alla cittadinanza
attiva. In ogni caso si rendono necessarie ricerche sui processi di
apprendimento di nuove competenze nell'ambito non formale, al fine di disporre
di un quadro teoretico per la progettazione di interventi e attività formative,
anche nell'ambito formale.
Messaggio chiave n. 2: Maggiori investimenti nelle risorse umane
L'investimento nelle risorse umane può avvalersi di diverse forme e canali:
nelle imprese (e non solo), occorre prevedere percorsi formativi concordati fra
imprenditori e dipendenti che valorizzino al meglio le potenzialità di
quest'ultimi e le risorse disponibili nell'impresa. In altri termini,
l'assunzione al lavoro dovrebbe avere il duplice obiettivo: per l'impresa di
avvalersi delle competenze e professionalità del dipendente, per quest'ultimo
costituire una occasione di crescita continua. Questi aspetti presenti in ogni
rapporto di lavoro in termini impliciti nelle aspettaive dei dipendenti e dei
datori di lavoro andrebbero esplicitati e precisati all'interno di un
"percorso formativo" di impresa di cui possa avvalersi il dipendente,
nella stesura del proprio curricolo, oltre che l'impresa per la programmazione
del potenziale di risorse umane. In questo contesto, la formazione di un conto
personale di formazione, come fondo per la formazione individuale, potrebbe
avere un significato definito e utile. Per gli aspetti dell'educazione non
formale riguardanti questo messaggio chiave, occorrerebbe prevedere
investimenti per la formazione alla leadership (comunicazione e
organizzazione, sviluppo delle risorse umane degli associati, ecc.) per leader
di associazioni o gruppi. Potrebbe rientrare negli aspetti informali del
messaggio chiave la promozione della informazione presso singoli cittadini
delle opportunità formative presenti sul territorio, compresa quella dei
diritti allo studio, l'istituzione di fondi formativi per famiglie e singoli,
ecc., l'organizzazione a cluster dei corsi del Fondo Sociale Europeo, in
modo da rendere visibile al pubblico dei potenziali utenti non solo l'esistenza
di questi corsi ma anche dei percorsi formativi all'interno di essi e delle
risorse finanziarie disponibili per la loro frequenza.
Al fine di programmare gli investimenti e valorizzarne le sinergie, sarebbe
opportuno prevedere la formazione di un Tavolo permanente di concertazione e
consultazione.
Messaggio chiave n. 3: Innovazione nelle tecniche d'insegnamento e di
apprendimento
Nella prospettiva di un servizio formativo tagliato sulle esigenze
dell'utente e, in generale, dei cittadini, occorre prevedere modalità di
formazione che sappiano utilizzare spazi e tempi "liberi" degli
utenti adulti nonché le occasioni nelle quali gli utenti adulti vivono
esperienze formative. Per fare alcuni esempi: sarebbe opportuno che le
Università e le altre agenzie formative riconosciute organizzassero corsi brevi
intensivi durante i fine settimana in ambiti residenziali, nei quali le
possibilità di incontro e di confronto fossero rese massime. Altre iniziative
potrebbero essere: l'istituzione di circoli di studio per l'autoapprendimento,
ovvero strutture che mettono in relazione persone già in possesso di conoscenze
e competenze per l'analisi e l'approfondimento di temi pertinenti. E' il caso
di imprenditori agricoli che si trovano per scambiare conoscenze e affrontare
problemi relativi, per esempio, a nuove tecniche produttive. Nell'area
veronese, per esempio, gruppi di lavoro di imprenditori agricoli, legati
all'associazionismo di categoria, hanno dato un significativo contributo alla
formazione dello spirito imprenditoriale fra gli associati. In questo tipo di
interventi viene a cambiare anche il ruolo di docente che si avvicina di più
alla figura di tutor. Entrambi gli esempi citati si possono considerare
come applicazioni di una strategia che unisce il sapere al saper fare
in forme associate e in situazioni concentrate in luoghi non dedicati
tradizionalmente all'insegnamento. Anche in questo caso, sono necessarie, in
via preliminare, indagini sulle reali esigenze formative del territorio, che
sappiano individuare sia la domanda sia le modalità e gli ambiti nei quali tale
domanda possa essere soddisfatta attraverso opportune modalità di offerta. Per
esempio: laddove si rilevi la necessità di un maggiore spirito d'iniziativa, la
risposta formativa potrebbe passare attraverso l'analisi dei modi di sviluppo
della leadership negli ambiti non formali, nell'associazionismo per
esempio. Uno studio di queste modalità potrebbe fornire indicazioni su come
riportare nell'ambito dell'educazione formale i processi rivelatisi funzionanti
nel non formale. Tutti questi risultati dovrebbero essere disseminati
attraverso pubblicazioni e sito web. L'analisi dei processi di
formazione degli adulti nell'ambito non formale oltre a fornire dati e
strumenti utili per l'educazione formale, apre ad interventi e azioni
nell'ambito non formale stesso. Da questo punto di vista potrebbe essere utile
prefigurare un vero e proprio indirizzo di educazione degli adulti sociale.
Messaggio chiave n. 4: Valutazione dei risultati dell’apprendimento
Processi di apprendimento che si basano sul legame fra sapere e saper fare
in contesti di problem solving indirizzano anche a soluzioni pratiche
del problema della valutazione dell'apprendimento. Semplificando, si può dire
che l'apprendimento ha avuto successo se il problema alla fine è risolto.
Naturalmente le cose non sono così semplici nella pratica: un problema da
risolvere generalmente richiede un progetto di azioni e interventi atte a
risolverlo. Il problema della valutazione dell'apprendimento si sposta su
quello della valutazione di risultati delle diverse fasi del progetto e del
monitoraggio dei risultati e del percorso formativo all'interno del progetto. I
compiti dei diversi attori del processo formativo, in ordine alla valutazione
dei risultati dell'apprendimento, dovrebbero essere i seguenti:
- struttura formativa: progettazione e gestione del progetto formativo secondo
procedure di qualità certificate (progetti elaborati secondo sistema qualità);
- docenti: descrizione delle attività svolte e dei risultati raggiunti dai
singoli utenti all'interno delle procedure stabilite;
- utenti: curriculum.
Sarebbero da prevedere un sistema di certificazione dei sistemi qualità per
l'istruzione e un curriculum standard europeo anch’esso certificato.
Sarebbe inoltre da prevedere la fattibilità e la sperimentazione di corsi di
accesso per l'ammissione all'università di adulti che non possiedono titoli
certificati del percorso formativo avuto.
Messaggio chiave n. 5: Ripensare l’orientamento
Nel contesto della educazione permanente tagliata sulle esigente
dell'utente, anche le attività di orientamento devono essere coerenti con
questa impostazione.
Più precisamente, le attività di orientamento dovrebbero avere le seguenti
caratteristiche:
- avvenire lungo tutto l'arco della vita e non solo nei momenti di passaggio
(scuola - lavoro) e di crisi;
- indirizzate verso una molteplicità di ambiti: occasioni di lavoro, ma anche
di vita associata, formazione professionale, istruzione, attività di svago e
culturali, ecc.;
- con una forte componente di autoorientamento, per cui il soggetto ha a
dispozizione informazioni accessibili in misura sufficiente per orientarsi in
maniera autonoma;
Le attività di orientamento, soprattutto in ambito di EdA, dovrebbero anche
tenere conto del fatto che ad orientare le persone non sono solo i contenuti
formativi ma anche le modalità di leadership che si manifestano nelle
strutture formative, nelle associazioni o gruppi (modelli di riferimento).
Le attività di orientamento rivolte alla persona e che intervengono lungo tutto
l'arco della vita richiedono facilità d'accesso alle informazione, per cui
occorre prevedere banche dati facilmente consultabili (e aggiornabili), ecc.
sportelli informativi in ambiti formali e non formali, ecc. Le attività di
orientamento dovrebbero avvalersi anche dell'azione di orientatori
adeguatamente formati. Gli orientatori dovrebbero disporre di strumenti
"diagnostici" efficienti, in modo da essere in grado di capire
rapidamente le necessità reali di orientamento dei soggetti e indirizzarli nel
modo più efficace possibile. Strumenti di alto livello quali "bilancio di
competenze", ecc. sono troppo costosi per una applicazione generalizzata,
d'altra parte test o colloqui potrebbero rivelarsi troppo superficiali
per una effettiva azione di orientamento personalizzato. Occorre predisporre
ricerche che sappiano definire modalità di orientamento e strumenti che siano
al tempo stesso sufficientemente adeguati alle esigenze dell'orientamento
personalizzato e rapide (ed economiche) da consentire un impiego generalizzato.
Sarebbe inoltre opportuno che gli orientatori avessero una conoscenza
approfondita delle esigenze formative del territorio nel quale agiscono.
Sarebbe auspicabile un loro ruolo attivo nella attività di ricerca dei bisogni
formativi del territorio, dell'offerta formativa presente, intesa in senso
ampio, e delle possibilità occupazionali.
Messaggio chiave n. 6: L’apprendimento sempre più vicino a casa
L'apprendimento sempre più vicino a casa si può avvalere delle tecnologie
TIC ma non solo. In un territorio densamente popolato come il Nord Est, il
sistema formale pubblico per l'EdA copre l'intero territorio. I Centri
Territoriali Permanenti per l'Educazione degli adulti (CTP) sono strutture
adatte a rispondere ai bisogni del territorio, purché riescano a collaborare
con gli altri soggetti - enti locali, associazioni, mondo del lavoro, ecc. -
alla realizzazione di progetti formativi integrati.
In ambito specificatamente non formale occorre prevedere strutture presso
centri commerciali, luoghi d'incontro quali parchi, aree di divertimento, ecc.
Apprendimento sempre più vicino a casa può voler dire valorizzazione delle
ricorse formative non formali e informali presenti nei quartieri, dove la gente
vive: trasmissione delle conoscenze fra gruppi di pari a tutti i livelli su
base locale, nei circuiti stretti della vita di quartiere e delle associazioni,
ecc.
Altri ambiti importanti di iniziative di EdA potrebbero essere:
- sviluppo sostenibile;
- formazione alle
problematiche della governance locale.
Lo sviluppo sostenibile, l'unico capace di futuro, si sta affermando
come il quadro di riferimento per le iniziative non solo di carattere economico
ma anche culturale e sociale. I tre aspetti basilari dello sviluppo
sostenibile, cioè sviluppo economico, rispetto dell'ambiente e delle risorse e
coesione ed equità sociale, richiedono, per essere tenuti assieme, un impegno
costante dei cittadini a riconoscere problemi, trovare soluzioni, perseguire
obiettivi, mobilitare risorse, attuare programmi e valutare risultati.
Richiedono inoltre che queste attività vengano realizzate secondo modalità di
confronto civile fra le diverse posizioni e partecipazione attiva e
responsabile alle azioni concordate. L'Educazione degli adulti può contribuire
in misura consistente al successo di iniziative che vadano nel senso dello
sviluppo sostenibile e, in particolare, alla attuazione dei processi di Agenda
21 locale.
Far funzionare le istituzioni, cioè in pratica la vita politica e
sociale, comporta oggi una serie di problemi e difficoltà che, a grandi linee
possono essere ricondotti al seguente schema: per ogni azione che coinvolga la
comunità locale, i due processi fondamentali, quello top down delle
decisioni politiche e quello bottom up del consenso dei cittadini, si
devono incontrare e trovare in sintonia. Le caratteristiche della vita politica
e la complessità della vita sociale tendono a rendere difficoltosi entrambi i
processi: quello decisionale e quello di costruzione del consenso. Di qui i
problemi di governance locale, per cui, per esempio, considerando gli
aspetti top down, o non si prendono decisioni per non perdere consenso,
o, se prese, non vengono attuate per mancanza di consenso. D'altro canto,
considerando gli aspetti bottom up, proposte parziali che provengono da
singoli cittadini o da gruppi, se non riescono a costruire consenso attorno a
sé, trovando collegamenti significativi alla base e con altre problematiche,
anche se risultano essere proposte "giuste" e di rilievo, finiscono
per non pesare e restano inattuate.
L'educazione degli adulti può fare molto per contribuire a risolvere i problemi
di governance locale, per esempio educando ad una visione dei problemi
da "cittadini", ovvero da soggetti autonomi e responsabili, partecipi
di una comunità vasta e complessa. Comitati, gruppi, associazioni di categorie,
appartenenti al mondo della politica o semplici cittadini, necessitano tutti di
formazione alla governance locale.
Conclusioni
Il Lifelong Learning impronta tutto il sistema della istruzione e
della formazione, non solo per ragioni normative ma anche, e soprattutto, per
ragioni strutturali. Di qui l'importanza di definire politiche EdA di ampio
respiro, legate ai bisogni formativi del territorio.
[1] M.P.I. Direttiva n° 22 del 6
febbraio 2001.
[2] Nel presente documento il
termine formazione viene impiegato in una accezione ampia, che comprende
tutti quei processi educativi che contribuiscono a formare i soggetti.
Qualora nel testo ci si riferisse alla formazione professionale, ciò sarà
specificato in modo esplicito.
[3] Il convegno sarebbe organizzato sullo schema del convegno per il
Memorandum tenuto a Verona l'8 giugno 2001.
[4] Memorandum sull'istruzione e la formazione permanente
della Commissione europea, autunno 2000; Libro Bianco del 1996 - Anno europeo
dell'istruzione e della formazione lungo tutto l'arco della vita, ecc.
[5] Patto per il lavoro del 1996, O.M. del Ministero della
Pubblica Istruzione n° 455 del luglio 1997, Accordo tra Governo, regioni,
province, e comunità montane per riorganizzare e potenziare l'educazione
permanente degli adulti - Conferenza Unificata 2 marzo 2000 e Direttiva M.P.I.
n° 22 del 6 febbraio 2001; Deliberazione della Giunta della Regione del Veneto
n° 2183 del 3/08/2001.
[6] Ai contenuti del documento
conclusivo del Convegno di Verona ha aderito anche la Regione del Veneto -
Direzione Istruzione. I materiali del Convegno di Verona si possono trovare al
sito www.erill.it/convegnomemorandum
[7] Presidenza del Consiglio dei
Ministri, Conferenza Unificata (ex art. 8 del D.lgs 28 agosto 1997, n. 281)
seduta del 2 marzo 2000, Oggetto: Accordo tra Governo, regioni, province,
comuni e comunità montane per riorganizzare e potenziare l'educazione
permanente degli adulti.
[8] Regione del Veneto,
Deliberazione della Giunta, n° 2183 del 03/08/2001, avente per oggetto: azioni
di promozione, sostegno, integrazione ed accompagnamento rivolte alla scuola
veneta (settembre 2001-luglio 2002).