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Regione
del Veneto
Giunta Regionale
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I°
Convegno Regionale sull'Educazione degli Adulti
"Il sapere sociale. Forme di educazione degli adulti nella società della conoscenza"
Raffaele Grazia
Assessore Regionale alla Formazione ed al Lavoro
In merito al convegno odierno esprimo delle
preoccupazioni che sicuramente ci porteranno a riflettere sul tema discusso.
Questa realtà regionale è cresciuta ed ha saputo crescere orientandosi quasi
esclusivamente in una direzione, in una logica di sviluppo collegata o
esclusivamente collegata al lavoro, o meglio all’impresa. Quindi è la cultura di
impresa che ha determinato un’evoluzione anche di tipo formativo ed educativo;
questo elemento è stato un elemento straordinariamente positivo perché il Veneto
che abbiamo di fronte oggi è un Veneto completamente diverso da quello che
avevamo di fronte 20 anni o 30 anni fa, anni nei quali, e cito il presidente
Giancarlo Galan che ogni tanto lo ricorda, i veneti erano ricordati o vissuti
nei film anni 60 – 70, come le governanti che svolgevano un lavoro assolutamente
umile nelle case dei ricchi borghesi, magari romani, e si riconoscevano
esattamente per l’accento veneto, quindi persone poco qualificate, di poca
cultura, ecc. Oggi questa realtà non è più così, è cresciuta una cultura, però
purtroppo, una cultura esclusivamente orientata al tema del lavoro, all’impresa
e alla capacità di far crescere l’impresa. Oggi abbiamo di fronte una sfida,
invece, che è sicuramente esaltante, che è sicuramente percepita dalle
istituzioni, e tutto sommato dal sistema, che è la capacità di abbinare a questa
unica direzione, una direzione molto più orientata agli aspetti culturali, cioè
alla capacità di crescere culturalmente, che si collega necessariamente,
comunque, ai percorsi che abbiamo sviluppato in questi anni.
C’è un dato drammatico in questa realtà regionale, che non citiamo mai, noi
siamo abituati a dire che c’è poca disoccupazione, c’è un livello positivo di
occupazione, il dato drammatico è il livello di occupazione giovanile. Oggi,
fortunatamente, l’entrata e l’ingresso nel mercato del lavoro avviene ad un’ età
che si alza, guardate che il livello di occupazione giovanile nella nostra
regione è uno dei livelli massimi europei, è un fatto gravissimo per una realtà
territoriale che ha la volontà di poter crescere, di continuare a competere,
soprattutto oggi che le sfide non hanno più un carattere locale, sono sfide che
partendo dall’elemento, dal territorio, dal locale, ovviamente si espletano in
un contesto non solo nazionale, non solo europeo, ma internazionale.
Dobbiamo vivere i cambiamenti che ci sono, di tipo anagrafico –
demografico, altro elemento assolutamente critico, il calo demografico che
colpisce le regioni del nord Italia, è un calo demografico preoccupante,
rispetto a una visione del futuro, che possa essere una visione positiva,
ottimistica, di crescita, pensiamo al tema della interculturalità, culture
diverse che, ovviamente, fan sì che chi vive, invece, un suo contesto locale,
debba avere una cultura tale che gli permetta una capacità di accoglienza
diversa, magari, da quella che tante volte vediamo anche nel nostro territorio
veneto. Pensiamo al mondo del mercato del lavoro che è cambiato, forse il
fordismo nel Veneto non c’è mai stato, tutto sommato, perlomeno non c’è mai
stata la grande azienda, ce ne sono state poche e quindi l’elemento di sviluppo
di un’impresa famigliare ha avuto la capacità di fare realizzare anche politiche
diverse, anche sotto gli aspetti formativi – educativi. Pensiamo al tema del
tempo, il tempo, l’orario, ognuno di noi è assolutamente vincolato a vivere in
maniera assolutamente frenetica perché c’è un lavoro, perché c’è il bisogno di
trovare del tempo da dedicare anche ad alcune passioni, anche l’elemento tempo è
un elemento che sta determinando, nel cambiamento, una serie di bisogni, di
necessità, di esigenze in più e anche questo è comunque collegato rispetto alla
possibilità di avere tempo o di trovare tempo per poter accedere a percorsi
educativi e formativi anche nuovi, magari comunque stimolanti. Si leva quindi,
c’è comunque un bisogno culturale diverso, pensiamo poi alle grandi
trasformazioni tecnologiche, informatiche, dove anche qui, elemento a mio avviso
assolutamente pericoloso, sono cose importanti, per carità, le percepiamo tutte
come tali, perché danno immediatezza nel rapporto, ma quanto meno è venuto il
rapporto, il confronto umano, quanto meno è venuta una logica di confronto anche
linguistico di un certo tipo? Oggi la nostra mediazione avviene molto spesso nel
rapporto tra enti, istituzione o comunque tra cittadini, attraverso quello
straordinario strumento che è internet, dove anche le parole assumono comunque
significati diversi, si concentrano, si eliminano, anche questi sono aspetti
assolutamente problematici, che dovrebbero farci riflettere, che dovrebbero
sicuramente farci impostare delle politiche che siano politiche realmente
integrate. Allora qual è la preoccupazione di fronte a tutto questo, non è una
preoccupazione sul cambiamento, è la preoccupazione rispetto al fatto che ognuno
di noi rispetto ai suoi ruoli, rispetto alle sue funzioni, rispetto al mondo che
vive, la scuola, l’università, la formazione professionale, la regione, le
province, continua a costruirsi delle sue nicchie, qualche volta assolutamente
chiuse, senza avere la capacità di capire che se noi non realizziamo un processo
di sistema, ognuno farà qualcosa, investirà delle risorse, umane, finanziarie,
le intelligenze, le fantasie alla fine comunque non avremo costruito niente, e
non vorrei che anche il tema dell’educazione degli adulti diventasse un tema che
deve ricostruirsi una sua nicchia, un suo ambito, dei suoi interlocutori
privilegiati e non sapesse invece confrontarsi con tutte le occasioni che
esistono comunque nel locale e nei territori, sapesse cioè fortemente e
realmente integrarsi per sviluppare un grande progetto. Allora io ho un sogno, è
un’utopia lo sappiamo, lo so, di pensare non più alla scuola, non più alla
formazione professionale, non più all’università, ma pensare realmente ad un
sistema educativo – formativo, che corrisponde ad un diritto dei cittadini,
anche ad un dovere dei cittadini, non limitiamoci esclusivamente a riconoscere e
a ricordare i diritti, soprattutto in questa fase storica e in questa fase di
evoluzione della società e a questo sogno si devono accompagnare poi anche gli
sviluppi delle programmazioni politiche, amministrative, ma anche delle reali
politiche formative – educative. Allora perché non pensare ad un unico, unitario
percorso gestito dal sistema di formazione, che parte necessariamente dai
percorsi iniziali, dove dobbiamo iniziare già a sviluppare la cultura che il
termine di quel percorso è solo una parte assolutamente limitata, non è solo il
momento conclusivo con un diploma, con un pezzo di carta che ti dà qualche
diritto in più, no, non è più così. Pensiamo, utopia, ad eliminare anche,
esattamente, questi livelli della carta che ti danno un titolo, che poi tutto
sommato magari non riesci a spendere positivamente per te stesso e nemmeno per
il contesto sociale in cui sei inserito, tentiamo di fare questo sforzo, è una
grande sfida questa, io credo che in un territorio come il Veneto questa sfida
possa essere raccolta, e può essere raccolta perché c’è una ricchezza che parte
esattamente dai territori, che è straordinaria, dove il CTP non può essere non
collegato con la realtà istitutiva, il comune, non può non essere collegato con
l’osservatorio magari provinciale sui fabbisogni formativi. Ultimo concetto, io
credo che noi dobbiamo, riorientare i nostri percorsi, le nostre politiche di
sviluppo di un territorio, esattamente con un approccio culturale molto più
forte ed evidente; dall’altra parte, secondo me, noi dobbiamo anche partire
abbandonando completamente la logica che è diventata ormai consuetudine, anche
nel contesto veneto, di partire dall’offerta. Partiamo dalla domanda, cioè
partiamo dal cittadino, partiamo dalla persona, è lui che deve esprimere un suo
diritto e un suo dovere di crescita, verifichiamo realmente qual è il suo
bisogno, mi pare che nella parte iniziale del convegno di oggi, effettivamente,
si siano intravisti gli strumenti che ci consentono esattamente di partire da
questo. Partendo da questo e pensando esattamente alla rete assolutamente
positiva che c’è, io non contesto mai il mondo scuola, il mondo università, mi
preoccupo qualche volta di pensare che non ci sia la volontà di capire che
forse, in qualche momento, è utile fermarsi a riflettere e dire anche che se è
cambiata la società, devono cambiare alcuni meccanismi che regolano la scuola,
l’università, anche le stesse istituzioni, non solo perché esiste un titolo
quinto, non solo perché esistono legislazioni nuove, non solo perché esistono
riforme. Allora, prima si parlava di università, insomma, questo è un tema mi
appassiona molto, siamo passati da 86 o 90 diplomi di laurea e siamo arrivati
oggi a 1900 corsi di laurea, ma questo rappresenta la domanda o rappresenta
piuttosto il bisogno dell’università di creare quelle opportunità? Allora questo
è l’elemento che spiega la riflessione che facevo prima. Partiamo dal basso,
partiamo dal basso, in questo senso le istituzioni, la Regione, certamente ha il
compito, l’obbligo, la funzione, la competenza di poter essere in qualche
maniera regia, ma non da sola, non una regia impositiva, una regia che permetta
di costruire il sistema, cioè quel sistema che partendo esattamente dalla
domanda fa sì che magari i corsi di laurea per la prossima volta nella realtà
universitaria non siano 1900, ma siano quelli che servono al territorio, magari
8000, se serve, ho l’impressione che non sia così, però, ecco, focalizziamo
questo, così come, lo stesso percorso, secondo me, deve essere fatto in un
atteggiamento costruttivo, un atteggiamento di assoluta disponibilità, con il
mondo della scuola e con il mondo della formazione professionale, che ha
anch’esso bisogno fortemente di cambiare per passare da una logica esclusiva del
saper fare, comunque, ad una logica del sapere per fare. Su questo credo abbiamo
avviato un percorso che la Regione intende, vuol fare e realizzerà esattamente
con il prossimo anno, anche legandolo al tema appunto dell’educazione degli
adulti.
Educazione degli adulti non è poi, scusatemi ma, un tema così distante o
distinto dalla formazione continua, che mi appartiene molto di più come delega,
come responsabilità.
Le risorse finanziarie da investire in tale ambito ci sono, però io preferisco
spendere meno di quello che potrei spendere, se so che quella parte che investo
in più è legata squisitamente a logiche di business delle società, dei mondi
della formazione, delle associazioni,, del mondo comunque della scuola ecc,
invece che alla realizzazione di progetti che servono ai cittadini.
Perché se vogliamo pensare ad una logica di crescita del territorio, la dobbiamo
pensare esattamente che serva a fare ciò che serve. Nella formazione continua
non mi sta più bene neppure il concetto che il lavoratore, inserito in un
contesto impresa, sia necessariamente obbligato a poter crescere esclusivamente
legando le sue conoscenze a ciò di cui ha bisogno l’impresa, questo non
significa favorire un diritto del cittadino, significa far valere un diritto
dell’impresa e io credo e reputo importante che la logica che abbiamo già
sperimentato quest’anno, ma che il prossimo anno sarà fortemente implementata,
della formazione a voucher, io do i soldi al cittadino lavoratore che poi decide
autonomamente rispetto a tutta una serie di progetti formativi, che esistono,
che vengono fatti da enti accreditati, quindi con una professionalità, legata a
temi assolutamente magari diversi rispetto il contesto impresa, si realizzi.
Questo è uno degli elementi che andrà certamente ad integrare le politiche
sull’educazione degli adulti, in questo caso lavoratori, uomini o donne che
siano, giovani od anziani che siano, perché credo che sia esattamente la logica
giusta di un sistema, di un territorio, di una realtà regionale, che vuole
diventare non più solo un modello di riferimento nell’ambito europeo o
internazionale, vuole diventare davvero un sistema e vuole contribuire a far si
che possa crescere un paese, contribuire a far si che possa crescere un’Europa,
che possa crescere il mondo, perché crescono le persone che vivono esattamente
in questi contesti.
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